"Le grand bain" Lellouche ride dei malumori quotidiani

da Cannes

C'è una gran voglia di ridere sulla Croisette. Un desiderio di leggerezza solo in parte sopito dalla favola di Alice Rohrwacher. Per questo la presentazione fuori concorso di Le grand bain di Gilles Lellouche fa il pieno del Grand théâtre Lumière. E le aspettative della vigilia vengono soddisfatte da questa commedia che strappa più di un sorriso con la sua trama bizzarra. Sette uomini di mezza età, in debito con una quotidianità fatta di mogli arrabbiate, figli nichilisti, aziende che non funzionano e quant'altro contribuisca ad accendere un'ira cosmica, escogitano - appunto - la loro cosmica vendetta con originalità.

Dal bordo di una piscina danno vita a una squadra di nuoto sincronizzato maschile. Il controsenso fatto sport. Il gusto dell'orrido. Trovano due allenatrici altrettanto scombinate, una bionda, ex talento della disciplina, ma costretta a lasciare le gare e in crisi con l'ex compagno e una paraplegica incattivita con l'universo che - nonostante l'handicap - non ha paura a menare le mani contro quegli atleti improvvisati.

La goffa squadra si iscrive per gioco ai campionati mondiali di categoria e al momento dell'esibizione decisiva la figuraccia sembra inevitabile. Improvvisamente però i sette maschietti, infuriati con la vita, riescono a tirare fuori dal cilindro la prova che li porterà sulla vetta del mondo. Il resto è rivalsa. Con una medaglia al collo è facile.

Insomma, il successo riconcilia e ricompone con gli inciampi di ogni giorno, ma se qui c'è una morale è la necessità di sincronismo nella quotidianità del Duemila. Un concetto che, metaforicamente, può allargarsi.

Gilles Lellouche, nato come regista ma più a suo agio come attore, è conosciuto in Italia per aver recitato nel recente C'est la vie di Éric Toledano e Olivier Nakache, ai quali si deve anche il successo di Quasi amici.