Il Gulliver cinese fra imperatrici capricciose, sogni e filologia

Daniele Abbiati

Come vorreste chiamarlo un romanzo in cui tutto nasce dal capriccio dell'unica imperatrice cinese che fondò una propria dinastia e in cui il Dio della Letteratura assume l'aspetto di una donna? Un romanzo femminista, no? Ma sbagliereste, perché Li Ruzhen, il suo autore, era un uomo e, oltre che uomo, celebre filologo e linguista. Come sempre avviene per i classici orientali di epoca imperiale, il suo libro pesca a ritroso nei secoli: il venerabile Li Ruzhen, nato nel 1763 e morto nel 1830, sceglie infatti l'epoca Tang, fra VII e X secolo. Per avere mano libera, per immergersi in un contesto dove il sogno, l'utopia, il viaggio per terre ignote si mescolano e dialogano, ibridando, con la narrazione, anche i piani di lettura. Per omaggiare, insomma, il tempo che fu, però senza nostalgie passatiste, piuttosto mosso dal desiderio di dare sfogo alla fantasia. Inoltre, i protagonisti principali del libro sono tre uomini: il funzionario Tang Ao, suo cognato Lin e l'anziano nostromo Duo. E alle donne, come peraltro spesso avviene nella letteratura occidentale, spetta il ruolo delle incantatrici, motori immobili di una trama di cui sono, ab origine, responsabili.

Il ghiribizzo dell'imperatrice consiste nell'ordinare a tutti i fiori di sbocciare in pieno inverno. Le relative fate, obtorto collo si mettono al lavoro per obbedire alla bizzarra imposizione. E nel primo capitolo, che suona come una excusatio non petita dell'autore, tipo guardate che cosa mi fanno fare queste qua, ecco una Principessa celeste: «Sebbene il suo abbigliamento somigliasse a quello di Kui Xing , indubbiamente il colore fiorente e l'aspetto di luna erano di una bella donna». Una volta terminati i preparativi muliebri, come al solito lunghi e snervanti, si salpa per i paesi d'oltremare, verso quell'Occidente che, visto da Oriente, era come l'Oriente visto da Occidente: misterioso, insidioso, gaudioso. La parte davvero romanzesca (cioè i primi quaranta capitoli) di Destini dei fiori nello specchio, questi viaggi di Gulliver con gli occhi a mandorla, compare per la prima volta in lingua occidentale proprio da noi (o barra o edizioni, pagg. 542, euro 19,50; a cura di Donatella Guida). E, come i quattro romanzi classici cinesi Il romanzo dei tre regni, I briganti, Il viaggio in Occidente e il più noto Il sogno della camera rossa, ci aiuta a sondare gli strati profondissimi dell'immaginario di un popolo che, a dispetto del capitalcomunismo oggi più imperante degli imperatori di allora, resta misterioso, insidioso, gaudioso.