The Gunman e il doppio flop di Sean Penn

Sean Penn spreca il suo talento facendo il verso a Silvester Stallone in un action movie annacquato che segna il debutto hollywoodiano di Jasmine Trinca

Prima o poi doveva accadere anche a Sean Penn di macchiare la sua pluri-premiata carriera con un clamoroso passo falso: "The Gunman", questo il titolo del suo ultimo film, lascia molto a desiderare. Oltreoceano, questo action thriller di Pierre Morel, già regista di "Taken", è stato un flop che ha incassato solo 16 milioni di dollari a fronte di una spesa di 40. Sean Penn non si è limitato a partecipare al progetto in veste di interprete protagonista, ma si è lasciato coinvolgere anche in qualità di co-sceneggiatore e produttore; probabilmente l'attore, noto per il suo impegno umanitario, è stato attratto dal messaggio politico veicolato dal film, per quanto espresso brevemente e in maniera forzata, che accenna alle responsabilità che certe multinazionali avrebbero nel turbolento scenario di alcuni paesi africani. La trama trae ispirazione da un romanzo scritto negli anni '80 da Jean-Patrick Manchette, "Posizione di tiro". Siamo nel 2006, in Congo. Jim Terrier (Sean Penn), si trova qui con la sua fidanzata, Annie (Jasmine Trinca), ufficialmente per conto di una ONG, ma in realtà per portare a termine una missione: uccidere un ministro.

Una volta compiuto l'assassinio, è costretto ad abbandonare il paese e la sua amata. Otto anni più tardi fa ritorno in Africa da volontario per scavare pozzi, quando viene preso di mira da tre sicari e capisce che il passato è tornato a presentargli il conto. Nel cast figurano grandi nomi come Javier Bardem e Idris Elba ma sono a dir poco sprecati: il primo è alle prese con una sorta di sommaria caricatura di certi ruoli da lui interpretati in questi anni, il secondo appare pochissimo. Nonostante gli eventi accadano in giro per il mondo (Barcellona, Gibilterra, Londra, Congo) e le sequenze d'azione siano visivamente accattivanti, (il regista dopotutto è uno specialista del genere d'azione), la storia arranca zavorrata da piccole irritanti ingenuità e banalità narrative. La caratterizzazione stereotipata dei personaggi affossa il già poco emozionante sposalizio tra fiacco spionaggio e romanticismo rigido che fa da ossatura al film. All'ennesimo scontro corpo a corpo, con successivi sparatoria e inseguimento, quando lo stupore per il palestratissimo busto desnudo del cinquantaquattrenne protagonista si è ormai affievolito, resta solo la noia di vedere reiterare lo stesso copione in location diverse. A stonare, inoltre, è la mancanza di chimica tra la nostra Jasmine Trinca e il divo americano: difficilmente si son viste al cinema scene di coppia meno coinvolgenti.