Hazanavicius scopre che la guerra è brutta In concorso Il ritorno del regista premio Oscar per «The Artist» Ben recitato e montato, «The Search» racconta però una storia risaputa

Ben recitato e montato, "The Search" racconta però una storia risaputa

da Cannes

Così come David Cronenberg, in Maps to the Stars, ci aveva detto che Hollywood è una illusione, Michel Hazanavicius in The Search ci dice che la guerra fa schifo. Grazie, ma lo sapevamo già, e al cinema non c'è niente di peggio del risaputo.

Hazanavicius è un regista singolare, e l'Oscar come migliore film straniero per The Artist lo ha ampiamente dimostrato. Ha un tocco lieve, il senso dell'ironia, il gusto della parodia: Mes amis e i due film su Oss 117 sono sotto questo aspetto esemplari. Qui è alle prese con un tema che non è il suo, un melodramma bellico, remake di un vecchio film di Fred Zinnemann sulla Seconda guerra mondiale e da lui spostato ai tempi del conflitto ceceno. Siccome conosce il mestiere, e il suo nuovo status di regista premiato con l'alloro più prestigioso, gli permette mezzi prima inimmaginabili, ha messo su due ore e mezza di pellicola dove, economicamente, non si è badato a spese. Grandi masse, molti esterni, utilizzo massiccio di carri armati, elicotteri etc. Il tutto scorre, ma scorrendo ti sembra di averlo già visto: il giovane soldato che viene educato alla violenza, il bambino che ne è rimasto scioccato, il grande che si prende cura di lui….

The Search è, per sua ammissione, di parte. «Mi sono arrogato il diritto di fare un film politico, di dare il mio punto di vista su qualche cosa che mi soverchia. È stato il mio modo di oppormi a quella visione aberrante secondo la quale i Ceceni erano semplicemente dei terroristi e quella russa una guerra contro il terrorismo e non un'invasione. E non è un caso che Carole, la mia protagonista, che lavora per un organizzazione non governativa, e che protegge Hadji, questo bambino rimasto orfano, sia un'attivista che cerca di convincere i governi e gli uomini politici che lì, in Cecenia, è in atto un massacro». Carole è Bérénice Bejo, moglie di Hazanavicius nella vita e attrice di riconosciuta sensibilità. «È un personaggio che mi è piaciuto subito perché si rende a poco a poco conto che dietro le grandi battaglie umanitarie spesso c'è solo il proprio ego. Capisce che dare affetto a un bambino terrorizzato, ha più senso ed è meno sterile che cercare di salvare una nazione».

È quello che del resto le fa comprendere Helen (Annette Bening), una sua collega meno idealista e innocente, più pragmatica.

Ben recitato e ben montato, The Search è un prodotto industriale medio.