Heidegger, la guerra (ideologica) tra eredi ed editori

Sentieri mai interrotti e brume che non si diradano, ecco l'odioso destino dell'opera di Martin Heidegger. L'ultima controversia, di questi giorni, forse potrà essere risolutiva dell'intera questione.

L'editore Bompiani aveva annunciato, a maggio, la pubblicazione del volume 97 dei Quaderni neri ma, come avevamo anticipato due anni fa su questo giornale, puntuale è arrivato lo stop dalla Germania. Di questa faccenda ha scritto ieri su il Fatto quotidiano Pietrangelo Buttafuoco, ripercorrendo la fase finale di una delicata vicenda che tocca le corde più sensibili della famiglia del filosofo, dato che al centro del contendere c'è il tema di sempre, vale a dire l'adesione o meno al nazionalsocialismo.

Ma non c'è solo quello, perché è evidente che siamo a un punto di svolta che, da qualunque parte lo si legga, non ammette più deroghe o giustificazioni. Nella vicenda vi è entrato anche il Corriere della Sera che, per ben due volte e in mesi differenti, ha annunciato l'uscita del volume senza tener conto del fatto che, su decisione della famiglia Heidegger, ogni scritto deve (e dovrà) avere il placet per la pubblicazione da una triade ben definita: Arnulf Heidegger, amministratore del lascito del filosofo, Friedrich-Wilhelm von Hermann, responsabile scientifico dell'archivio Heidegger e Francesco Alfieri, docente alla Pontificia Università Lateranense.

Proprio Alfieri ci spiega di aver comunicato al Corriere (ma anche a Bompiani) che nulla poteva, e potrà, essere pubblicato senza il loro placet: «Quando abbiamo fatto presente questa cosa dice Alfieri ci è stata assicurata una rettifica che, però, non è mai uscita. A questo punto ho l'impressione che ci sia qualcuno di molto astuto magari in ambito accademico - che voglia detenere lo scettro di autorità suprema da cui far discendere interpretazione ed esegesi dell'opera heideggeriana».

Da parte sua, Bompiani difende il proprio operato assicurando che si arriverà «all'approvazione di scelte condivise e (...) approvate da tutte le parti in causa» visto che «la traduzione italiana è stata oggetto del consueto iter approvativo». Ma Alfieri non la pensa allo stesso modo: «Sarà molto difficile che la traduttrice Alessandra Iadicicco (ritenuta «traduttrice fedele ai testi heideggeriani», ndr) riveda buona parte della traduzione del volume 97 perché sconfesserebbe quello che ha già maldestramente compiuto nella traduzione degli altri tre volumi».

Insomma, una vicenda complessa e bizzarra visto che tutto quanto accaduto era intuibile sin dal 2013, da quando il figlio di Heidegger incaricò von Herrmann di «iniziare uno studio strutturato dei Quaderni neri, di mettere mano agli scritti e dirimere la questione sul presunto antisemitismo». E infatti l'uscita, nel 2016, del volume Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri scritta a quattro mani da Alfieri e von Hermann si poneva già lo scopo di un viaggio a ritroso per evidenziare quelle che venivano considerate «una serie di gravissime imprecisioni di traduzione e di carattere interpretativo», oltre che punto di ripartenza per una rinnovata esegetica. A partire dal libro in uscita per Morcelliana settimana prossima dal titolo: Martin Heidegger-Fritz Heidegger. Carteggio 1930-49.