The Help, il film con Emma Stone sulla segregazione razziale

Mercoledì 16 ottobre andrà in onda su Rai Uno “The Help” un film sulla voglia di riscatto, sui sogni e i pregiudizi negli Stati Uniti degli anni Sessanta

Le storie raccontate nel libro “The Help” (2009) e nel film omonimo del 2011 hanno visto la luce grazie alla volontà di due donne: una in carne e ossa, l’altra un personaggio di fantasia. La prima è Kathryn Stockett, l’autrice del volume, la seconda è la sua protagonista, Eugenia Phelan detta “Skeeter”. La Stockett ha impiegato 5 anni per scrivere il romanzo e ha sopportato stoicamente il rifiuto di 60 agenti prima di raggiungere il successo ed essere pubblicato in 35 Paesi. Skeeter, invece, si trova in una situazione ben più difficile. Vive a Jackson (Mississippi) in piena segregazione razziale. La sua storia si svolge nel 1963, l’anno dell’assassinio di Kennedy e del discorso di Malcolm X, solo per rimanere nell’ambito della Storia americana. Skeeter (interpretata da Emma Stone) è una ragazza bianca e ricca, ma questi sono gli unici tratti che ha in comune con le sue amiche.

La giovane, infatti, è l’unica del suo gruppo a non aver ancora trovato marito. Il pensiero di una famiglia, però, non è in cima alla lista delle sue priorità. Skeeter si è appena laureata ed è tornata a casa dei suoi genitori con l’obiettivo di diventare una scrittrice. Inizia subito con un piccolo impiego nel giornale della sua città. La ragazza ha una sensibilità spiccata e una grande intelligenza che le permettono di osservare la situazione contraddittoria della sua città e del suo Paese: gli Stati Uniti si sono imposti sulla scena politica mondiale, si presentano come la nazione della libertà e delle opportunità, ma di fatto in luoghi come Jackson vige ancora una segregazione razziale. Skeeter può toccare con mano il pregiudizio, rendendosi conto del trattamento che le ricche famiglie sue amiche riservano alle loro domestiche di colore. Alcuni esempi: le cameriere non possono usare i bagni delle case in cui lavorano e per mangiare e bere devono avere delle stoviglie proprie e tenute a debita distanza da quelle dei loro padroni. Alcune di queste donne sono trattate come fossero dei beni di famiglia la cui “proprietà” può essere ereditata attraverso un testamento.

Skeeter decide di aiutarle. Del resto sono queste domestiche che si occupano dei figli dei ricchi signori, crescendoli con amore. Involontariamente si sostituiscono alle vere madri, troppo giovani, distratte ed educate al solo scopo di diventare brave mogli e casalinghe senza personalità. Nella mente di Skeeter prende corpo un’idea rischiosa: nessuno ha mai chiesto a Mami, la schiava e nutrice in Via Col Vento, come sia stata la sua esistenza, quali fossero i suoi pensieri e le sue emozioni. Nessuno ha mai trasposto in un libro i suoi desideri e il suo passato. Non è forse arrivato il momento di dare voce a queste moderne “Mami” e farsi raccontare le loro storie fino a quel momento tabù? In questa impresa Skeeter viene aiutata da due domestiche: Aibileen Clark (Viola Davis) che ha dedicato la vita ai figli degli altri, ma ha perso il suo a causa di un incidente sul lavoro e Minny Jackson (Octavia Spencer), una donna con un cattivo carattere ma un cuore grandissimo.

Scrivere un libro che raccolga le vicissitudini delle domestiche di Jackson sconvolge la quotidianità di tutte e tre, mettendole in serio pericolo. Attraverso la scrittura viene superato un confine fino ad allora considerato invalicabile non solo dal punto di vista sociale, ma anche legislativo. Non solo: l’opera, pur rimanendo anonima, mette in subbuglio tutta la città di Jackson, in particolar modo l’antagonista di Skeeter, Hilly, che ha un segreto davvero poco edificante da nascondere. Alla fine del film la protagonista si trova di fronte a un bivio e deve scegliere se vuole davvero essere una donna in grado di “fare la differenza”, accettando l’ostilità di quanti si professavano suoi amici e l’esclusione sociale in nome di un ideale. Il libro le dà anche l’occasione di svelare il mistero sulla figura della sua nutrice, scomparsa all’improvviso, senza lasciare traccia.

“The Help”, come spiega Kathryn Stockett, è un’opera di fantasia, ma le vicende che vi vengono narrate sono basate sulla realtà statunitense degli anni Sessanta. L’autrice ha vissuto in quel contesto e nella sua famiglia c’era una domestica di colore di nome Demetrie. Tutto questo ha influito sulla nascita di “The Help”, benché l’opera non possa definirsi autobiografica. Il film è stato un successo nei botteghini americani, dove ha incassato più di 160 milioni di dollari, ma ha ricevuto un’accoglienza tiepida nel resto del mondo. Inoltre ha ottenuto diversi premi internazionali tra cui l’Oscar come miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer (2012). Viola Davis rivelò di essersi pentita di aver recitato in "The Help", dichiarando che il film non era riuscito a catturare la vera voce, l'essenza delle cameriere di colore negli anni Sessanta. Un'altra curiosità: all’inizio il ruolo di Celia Foote, una ragazza apparentemente svampita ed emarginata dalle amiche di Skeeter a causa della sua classe sociale, doveva essere interpretato da Katy Perry. Quest’ultima, però, dovette rifiutare a causa di impegni presi in precedenza.