"Ho distrutto la mia bellezza per recitare una madre in crisi"

In "Cake" l'attrice è una donna stravolta dalla morte del figlio. "Non sono più quella di Friends. E me ne frego dell'immagine"

da Los Angeles - Cake è il drammone in cui Jennifer Aniston decide di fare sul serio, mostrare il suo talento d'attrice e quindi imbruttirsi. Così stando alle critiche e alla cronaca. Non ci riesce del tutto. A imbruttirsi, cioè. Il fatto è che in questa produzione indipendente, a basso budget per gli standard della Aniston - meno di 10 milioni di dollari, metà del suo cachet per le produzioni più grandi - la celebre attrice americana recita una donna stravolta dal dolore per aver perso il figlioletto in un incidente d'auto, in cui lei stessa è rimasta ferita. Beve come una spugna, s'impasticca di antidolorifici, ha rotto con tutti, anche col marito, e l'unica persona che riesce a sopportarla è, tipico di questo sotto-genere, la paziente e fedele domestica messicana (Adriana Carraza, la stessa di Babel ). Claire, così si chiama il personaggio della Aniston, viene visitata dal fantasma di un giovane donna (Anna Kendrick), morta suicida. Riuscirà Claire a ritrovare un po' di serenità?

Il fatto è che, nonostante la Aniston si presenti in Cake (nei cinema il 26 marzo) con una vistosa cicatrice sul viso, senza trucco e capelli scarmigliati, continua ad essere attraente, e non solo perché ha 45 anni e se li porta benissimo. Il processo di imbruttimento non è riuscito del tutto. Non a caso le è sfuggita la candidatura all'Oscar, che tutti davano quasi per scontata. Nel nostro incontro all'hotel London di West Hollywood, la Aniston appare contenta, ovviamente bellissima, i suoi celebri capelli (castani con colpi di sole) in perfetto ordine.

Vive a pochi isolati da qui, in una mega-villa a Bel-Air, col fidanzato, l'attore/regista Justin Theroux ( Mullholland Drive ), con cui si dice presto convolerà a nozze. A noi sembra una donna sicura di sé, cortese e spigliata, consapevole del suo status ma sincera, che si sforza ancora a definire e vivere onestamente la propria vita pur coi riflettori sempre puntati in faccia.

Signora Aniston, ci teneva davvero a esplorare questo territorio così oscuro?

«Non sto adesso a dire che volevo cambiare tono, dopo tante commedie, e cimentarmi nel dramma per fare concorrenza, che so, a Sandra Bullock in Gravity o Steve Carell in Foxcatcher . È che semplicemente mi sono innamorata di questa storia. Sentivo che potevo interpretare bene il dolore e la depressione di questa donna».

La cicatrice l'ha aiutata a entrare nel personaggio?

«Certo. Ti accomodi sulla sedia del trucco, la mattina, ed entri in un'altra dimensione. La trasformazione fisica aiuta a capire quelle esistenziale. La cicatrice sparisce poco a poco nel film, metafora del dolore che forse inizia a farsi meno lacerante».

Non temeva di rovinare la sua immagine?

«Al diavolo l'immmagine! E poi quale immagine? Quella di Rachel in Friends ? Per me è come tre vite fa. Non mi sono fatta scrupoli a esplorare gli strati più scabrosi dell'esistenza. Li ho vissuto anch'io. A questo punto della mia vita e carriera posso dire: chi se ne frega! Sono pronta a espormi, e non parlo delle cose carine e glamour di me, ma quelle dolore e anche brutte che tutti viviamo».

Esporsi anche senza make up?

«Appunto. C'è qualcosa di molto liberatorio nel lasciarsi andare e farsi vedere per quelli che si è».

Eppure le attrici della sua età in genere stanno molto attente all'apparenza.

«Sara', ma a me non interessa. Cioè, mi piace piacere, ma non capisco perché gli attori maschi, quando si mostrano sfatti e stravolti nei film non vengono messi in discussione come noi femmine, in quanto a sex-appeal».

Tornerà alla commedia?

«Ma certo. Il bello è la libertà di poter cambiare sempre. Tra qualche mese uscirà She's funny that way , una commedia diretta da Peter Bogdanovich, in cui recito una terapista alle prese con una madre isterica. Una storia che ricorda la mia...».

Le attrici hanno bisogno di terapia?

«Io ne ho fatta tanta. Ma credo che tutti ne abbiamo bisogno».

Supponiamo che non veda l'ora di metter su famiglia?

«Lei mi chiede qualcosa di troppo personale. Posso solo dirle che mi sarebbe sempre piaciuto avere figli, ma finora non ci sono riuscita, non perché non ci abbia provato. Con Justin il desiderio non manca. Non ho perso né la speranza né la voglia».

Commenti

Maver

Mar, 17/03/2015 - 10:46

Mha...., bisogna andarci cauti con l'analisi quando di mezzo c'è l'ego femminile. Che sia una scaltra operazione di marketing sulla propria immagine per esaltare ancora di più il contrasto con la reale bellezza?

Roberto Casnati

Mar, 17/03/2015 - 12:05

Letta la trama del film direi che non ne vale la pena: per me è una ca.....ta pazzesca!