«Ho più fede nel cinema che in quest'Italia» Lunga vita all'uomo Olmi

Un docufilm sul regista che a 85 anni parla dei «nuovi» autori, di guerre e di due progetti...

Luigi Mascheroni

Quella tra Venezia e Ermanno Olmi è una gran lunga storia. Il secondo film di Olmi, Il posto, nel 1961 alla mostra del cinema vince il premio della critica. Lunga vita alla signora! il Leone d'argento nell'87, La leggenda del santo bevitore nell'88 il Leone d'oro. E nel 2008 il regista è stato premiato con il Leone d'oro alla carriera. Ora Olmi restituisce il debito regalando a Venezia una bella lezione di cinema e di vita. Quella contenuta nel film documentario di Federico Pontiggia e Alessandro Bignami E venne l'uomo. Un dialogo con Ermanno Olmi che, prodotto da Rai Movie, sarà presentato alla prossima mostra del cinema che apre il 31 agosto nella sezione «Venezia classici». Un'opera di due giovani su un grande vecchio vedendo la quale si capiscono tante cose. Su Olmi e su un certo cinema. Ad esempio:

LA FEDE AL CINEMA Di famiglia profondamente cattolica, regista del mondo contadino e della tradizione, con un forte senso del sacro, Olmi si definisce «aspirante cristiano». Ha una fede sicura, ma qualche dubbio sulla Chiesa come istituzione. In qualche modo profetico il suo film Il villaggio di cartone del 2011 (una chiesa ormai inagibile, spogliata degli aspetti liturgici e «istituzionali», è trasformata in un luogo di accoglienza per un gruppo di extracomunitari africani). «Nel Medioevo l'uomo trovava Dio nelle grandi cattedrali Ora nel tempio dei villaggi di cartone».

GUERRE DI DIO Lo spirito cristiano dell'accoglienza non significa però negare la guerra di religione che l'Europa si trova in casa. Parlando del suo Torneranno i prati, film (splendido, ndr) sulla paura dei soldati in trincea durante la Gramnde Guerra, Olmi fa notare che un secolo fa gli uomini si facevano la guerra solo perché obbligati dagli alti comandi. Oggi, quando non puoi neppure distinguere il nemico, i terroristi islamici imbottiti di esplosivo fanno la guerra non comandati da qualcuno, ma da un Dio. Ecco perché sono molto più pericolosi.

NOI E LA STORIA Alla fine, di fronte a ciò che sta accadendo, Olmi non ha alcuna risposta certa. Solo sa che «O noi cambiamo il corso della Storia, o la Storia cambierà noi». Che è un'amara riflessione sulla quale vale la pena riflettere.

«NON CERCO ATTORI» Olmi ha sempre privilegiato attori non professionisti (oppure ha fatto scelte spiazzanti, come Paolo Villaggio per Il segreto del bosco vecchio, Bud Spencer per Cantando dietro i paraventi, Raz Degan per Centochiodi...). Interessanti i provini per la scelta del cast. Frase da tenere stretta: «Non sto cercando attori o futuri divi, ma personaggi».

FOTOGRAMMI POETICI Da Il tempo si è fermato (1958) a Torneranno i prati (2014), quello di Olmi è spesso indicato come un cinema «poetico», e il mondo dei suoi film un «mondo poetico». Qualsiasi cosa voglia dire. Però lui una cosa su cos'è la poesia l'ha detta: «La poesia si vergogna e si nasconde. Per poterla riconoscere dobbiamo avere rispetto, e cercarla quando è ancora nel buio della nostra esistenza. Non la vediamo ma sappiamo che è lì». Che è una bellissima immagine poetica.

UNA NUOVA ITALIA Due i progetti a cui sta lavorando. Il primo è un documentario sul cardinal Carlo Maria Martini. Il secondo un film dal titolo Il paese che cammina che però non crede riuscirà a realizzare, e così lo ha affidato all'amico Maurizio Zaccaro. Comunque è un storia ambientata nel 1880, quando un intero villaggio di contadini del Friuli partì con una nave per la Nuova Caledonia. Dopo un viaggio durato cento giorni, i migranti una volta arrivati cercarono di coltivare quella terra. E un testimone dell'epoca, un agrimensore inglese, disse che non aveva mai visto gente più determinata a portare a termine un progetto. Che loro avevano chiamato New Italy. Commento: «Una storia molto attuale...».

UN NOME DA SEGNARSI Giovani registi («giovani» per dire) che piacciono al maestro Olmi: Alice Rohrwacher (ma non sa bene come si pronuncia), e va bene. Ma soprattutto Michelangelo Frammartino. Nato a Milano nel 1968 ma di origini calabresi, ha girato due lungometraggi: Il dono (2003) e Le quattro volte (2010). Dicono essere bellissimi.

PIGNE IN EREDITÀ Il cinema di Olmi è pieno di metafore. Anche lui ce ne regala una, fuori dallo schermo. Dice che gli abeti l'anno prima di morire fanno molte pigne, per chi arriverà dopo... «Lasciano semi per gli altri». A questo punto lo spettatore è indotto a pensare cosa il maestro Olmi, a 85 anni, ci sta lasciando in eredità.

IL SENSO DI UN LAVORO A 85 anni Ermanno Olmi si regala ancora il privilegio di stupirsi (e stupire). Cioè di girare l'ultimo film come fosse sempre il primo. «Vorrei che il mio fosse ogni volta un esordio». Anche noi.