Hound Dog Taylor, una chitarra impazzita

Diceva spesso: «Quando morirò la gente dirà: quello che suonava era una schifezza, però suonava bene». E aggiungeva: «Non fatemi il funerale ma organizzate una grande festa». Era così Hound Dog Taylor, chitarrista potente, caciarone, impreciso e dal suono violento, pioniere dello «houserockin boogie»». Taylor è stato uno dei principali discepoli di Elmore James ed è giusto ricordarlo come un anticipatore del nuovo blues delle colline del Mississippi (anche se Taylor fece successo a Chicago con la seconda chitarra di Brewer Phillips e la batteria di Levi Warren, ovvero The Houserockers) che poi fu estremizzato dal mitico R.L. Burnside e dai suoi epigoni T. Model Ford, Aysie Payton, Paul «Wine» Jones. Taylor era un chitarrista vigoroso e trascinante, con lo slide che scivolava sulle corde come una scheggia impazzita. Per ascoltarlo e celebrarlo al meglio si consiglia Houd Dog Taylor & The Houserockers, suo cavallo di battaglia del 1999, il cui sound è attuale e corroborante come pochi. Ritmo e divertimento a tutto spiano per un musicista che non era dotato della tecnica di Elmore James né dei pittorici virtuosismi di Earl Hooker (suo illustre predecessore) ma interpretava al meglio la cultura secolare del Sud. Le aggrovigliate esplosioni della sua vecchia chitarra (la suonava spesso sdraiata sulle ginocchia) hanno anticipato le evoluzioni di Jeff Healey e Ben Harper, che si ispiravano a questo vecchio nero sempre ubriaco, senza denti e con l'eterna sigaretta pendente dal labbro, che ha suonato a tutto ritmo dal secondo Dopoguerra alla sua scomparsa.