I fan francesi di Michael Jackson portano Leaving Neverland in tribunale

Tre fan club di Jacko hanno fatto causa ai due testimoni intervistati nel documentario, Wade Robson e James Safechuck, per aver “insudiciato” la reputazione del cantante

I fan francesi di Michael Jackson si schierano ancora una volta a difesa del cantante. Tre fan club transalpini – Michael Jackson Community, MJ Street e On the Line – hanno deciso di fare causa a Wade Robson e James Safechuck, i testimoni chiave del documentario Leaving Neverland. Nel film di Dan Reed, i due raccontano che all’apice del successo del Re del Pop, quando avevano appena sette e dieci anni, Jacko ha abusato sessualmente di loro, causandogli un trauma con il quale hanno dovuto fare i conti per molto tempo.

Un giudice di Orleans, nella Loira, ha accolto la denuncia dei tre gruppi di fan, che hanno portato in tribunale Robson e Safechuck con l’accusa di aver “insudiciato” la reputazione del cantante. Come reso noto da Deadline, i club si sono appellati ad una corte francese perché le leggi francesi sulla diffamazione sono diverse da quelle degli Stati Uniti e del Regno Unito, dove la tutela contro i procedimenti per calunnia non si estende dopo la morte.

Michael Jackson, i fan francesi contro il linciaggio

Secondo la legislazione francese, “infangare l’immagine di una persona deceduta” è un reato penale. I fan club, rappresentati dall’avvocato Emmanuel Ludot, chiedono un risarcimento simbolico di 1 euro a testa. Ludot ha definito le accuse mosse contro Jackson “estremamente gravi” e ree di aver condotto l’opinione pubblica ad un “autentico linciaggio” della popstar, scomparsa il 25 giugno del 2009 a 50 anni.

La causa è supportata anche dalla Michael Jackson Estate, che si è già scagliata in precedenza contro Leaving Neverland. “Rimaniamo fiduciosi – ha detto il co-esecutore testamentario John Branca – che una vittoria in Francia alimenterà presto un movimento negli Stati Uniti per esaminare finalmente eventuali cambiamenti nella legge e offrire una protezione diffamatoria ai defunti”.

La famiglia del cantante ha bollato il documentario come una vile speculazione ai danni di un uomo che non è più in grado di difendersi e ha confutato le tesi di Dan Reed affidando al giornalista australiano Liam McEwan un video, nel quale i nipoti di Jackson forniscono una versione completamente differente dei fatti.