"I gialli storici valgono per tre"

In «L'ombra di Pietra» il mistero è la sparizione di Rubens

Lorenzo Beccati ha dimostrato che romanzo storico e suspense possono essere orchestrati in maniera credibile in romanzi come Il guaritore di maiali, Il mistero degli incurabili, L'uccisore di seta e Pietra è il mio nome. Con il recente L'ombra di Pietra (DeA Planeta Libri) rimette in scena il personaggio della rabdomante Pietra, la quale si trova a dover rintracciare, su richiesta del Bargello e del Doge, lo scomparso pittore Rubens nella Genova del 1606, dove un misterioso assassino che si cela dietro una maschera da rapace elimina le sue vittime utilizzando uno strano cappio.

Come ha costruito il personaggio di Pietra?

«Come tutti i personaggi. Che nascono da un'idea, poi però s'impongono, si trasformano e si forgiano da soli, pagina dopo pagina. All'inizio ho inventato una donna rabdomante nella Genova del '600 perché era un mestiere solo per uomini, poi lei ha preso vita e io l'ho assecondata...».

Che Genova viene fuori dal suo romanzo?

«Una Zena cupa, misteriosa, pregna di miseria e cattivi odori, ma anche capace di meraviglie come i palazzi di Strada Nuova. Era una città del suo tempo. Molto di quell'epoca si trova ancora oggi girando per i carruggi».

Davvero Rubens sparì in quegli anni?

«No, è un'invenzione. Il pittore era però davvero a Genova, in quel periodo. E comunque, le cronache riportano che in molti attentarono alla sua vita».

Quanta ricerca serve per scrivere una storia di questo tipo?

«Tanta, ovviamente. Archivi di Stato, internet, libri, cataloghi, mostre di quadri, documenti d'epoca... Niente è tralasciato».

La ricetta migliore per costruire un buon giallo storico?

«Un personaggio forte, una trama solida e non barare sui fatti storici realmente accaduti. I lettori di questo genere di libri sono molto preparati. Ed esigenti».

Eco, Follett, Simoni sono autori che hanno dimostrato che i gialli medievali funzionano. Perché piacciono così tanto al pubblico?

«Perché i gialli storici sono più libri in uno. Sono saggi, romanzi e gialli».

Quanto si diverte a creare assassini che mietono vittime in maniera originale?

«Tanto. È un modo per esorcizzare la paura della violenza che ammanta la nostra epoca. Le vittime sono soprattutto donne e io ho voluto creare un personaggio femminile che si ribella a ogni tipo di sopraffazione, indipendente e piena di risorse».