i modelli stranieri

Annunciata la rivoluzione, ieri è stata avviata la procedura di licenziamento dei 182 dipendenti (orchestra e coro) del Teatro dell'Opera di Roma. È facile immaginare che i prossimi 75 giorni (tanto durerà tale procedura) saranno turbolenti, per tutto il settore. Non sono poi da escludersi eventuali retromarce o cambiamenti di scenario. Nel frattempo, già è cominciata l'attribuzione di colpe tra i sindacati: con la Cisl che accusa la Cgil di aver prodotto tale situazione. Si affaccia infatti per la prima volta nel nostro paese un modello nuovo: l'«esternalizzazione» del coro e dell'orchestra. Se la presenza in Italia di orchestre «autonome» non è una novità, diverso è il discorso per un ente lirico senza la sua orchestra stabile. Il teatro valuterà con quale orchestra o quali orchestre stringere un rapporto di collaborazione per allestire la propria stagione. Potranno anche essere gli ex dipendenti della fondazione romana, costituitisi autonomamente, a fornire «servizi orchestrali» (se ritenuti meritevoli).

Qualche esperienza di questo tipo in Europa già esiste. La Dutch National Opera di Amsterdam non ha una propria orchestra stabile, ma si affida a una pluralità di soggetti (le principali orchestre olandesi) per realizzare i propri spettacoli. La Orquesta Sinfónica di Madrid, costituitasi nel 1903 come associazione culturale, è dal 1997 l'orchestra «titolare» del Teatro Real. Come soggetto autonomo ha proprie norme di funzionamento e si autogoverna. Non avendo il Teatro Real una sua stagione sinfonica, l'orchestra svolge una parte delle sua attività fuori dal teatro stesso.

La realtà dei teatri d'opera europei è alquanto eterogenea: non solo per il modo con cui si avvalgono dei servizi di coro e orchestra, ma anche a proposito della titolarità dei teatri, delle forme di gestione e del finanziamento. In Italia, una normativa uniforme ha imbrigliato per anni il settore, mentre un elevato costo del lavoro e una bassa produttività hanno contribuito a rendere instabili i conti delle fondazioni liriche. Coro e orchestra costa(va)no al Teatro dell'Opera di Roma più di 12 milioni. L' outsourcing comprimerà indubbiamente il costo del lavoro. Stabilire una convenzione con una orchestra «autonoma» di riferimento, determina poi che sia l'orchestra stessa ad organizzarsi per garantire il miglior servizio possibile e l'organico necessario. Con un'orchestra esterna si può pensare di allestire tutti i titoli, oppure solamente alcuni, avvalendosi così dei servizi di altre orchestre. Naturalmente, l'impegno può essere limitato a un solo titolo, così come può avere anche un orizzonte pluriennale. Nello stesso tempo, l'orchestra può esibirsi anche in altri contesti. Oltre ad abbassare il costo del lavoro, tale sistema inserisce elementi di concorrenzialità e di flessibilità all'interno di un settore refrattario a tali logiche. Se la scelta dell'orchestra non può che essere fatta in base alla qualità dell'offerta, è difficile pensare a uno scadimento della proposta artistica. Le orchestre saranno infatti portate a fornire standard qualitativi alti, organizzandosi per garantire tali risultati. In caso contrario sarà possibile cambiare.

Forti perplessità riguardano le modalità con cui si è giunti a immaginare per il Teatro dell'Opera di Roma tale nuova organizzazione, sempre che – come detto – l'iter giunga a una sua conclusione positiva. Scioperi, buchi di bilancio e rinunce clamorose (il caso Muti) hanno portato fino a qui. Il teatro è stato condotto al collasso e ora si prova a cambiare registro a ridosso dell'inizio della nuova stagione. Potevano esserci modalità più «ordinate» e tempistiche più appropriate.