Ma per i musei italiani l'Arte è sempre Povera

Al Mart e al Castello di Rivoli si cambiano i direttori, non i programmi. Eppure il '900 è finito da un bel po'

Ai musei italiani di arte contemporanea si adatta perfettamente il noto principio del gattopardismo, secondo cui bisogna che tutto cambi perché tutto resti com'è. Anche se si annunciano rivoluzioni, visto l'endemico calo di presenze a favore di un interesse sempre più spiccato del pubblico verso il moderno e il primo '900, a ogni cambio di direzioni e presidenze si nota l'insistenza su formule scialbe, che non hanno ottenuto alcun effetto tranne quello di svuotare le sale di luoghi che somigliano sempre più a costose cattedrali nel deserto.Mi riferisco in particolare al Mart, il Museo d'arte di Rovereto, e al Castello di Rivoli vicino a Torino. Il primo, aperto da Gabriella Belli nel 2002 e da lei diretto in maniera ineccepibile, dopo un breve e incerto interregno di Cristiana Collu, ora alla GNAM di Roma, è passato da alcuni mesi a Gianfranco Maraniello. Figlio del noto scultore Giuseppe, 44 anni, già editor di Flash Art, ha acquisito molta esperienza al Macro di Roma e al Mambo di Bologna. Il Castello è invece stato affidato a Carolyn Christov-Bakargiev, una delle personalità più potenti dell'arte internazionale, alla quale a parte la Biennale di Venezia, non manca niente, Documenta e Istanbul comprese: 58 anni, americana di nascita ma cresciuta in Italia, torna a Rivoli, dove era stata vice di Ida Gianelli.Entrambi i neodirettori puntano sulla vecchia Arte Povera per inaugurare la loro gestione, sottolineando ancora una volta il debito culturale nei confronti del vate Celant e di una visione ancorata al '68. Certamente si tratta della nostra corrente artistica più internazionale, dell'unica scuola capace di conquistare il mercato e la critica molto meno il pubblico - eppure viene da chiedersi il motivo di tanta insistenza nei confronti di maestri che hanno avuto già tutto dal sistema museale, che da tempo immemore non esprimono più molto di nuovo in un eterno e noiosissimo déja vu.Il 19 marzo inaugura al Mart la personale di sculture di Giuseppe Penone. Artista sublime, attualmente il più considerato tra i poveristi, che incantò i francesi alla Reggia di Versailles, ma che ha avuto decine di occasioni di mostrare il proprio lavoro nei musei senza che questo spostasse molto quanto già si conosce. Peraltro è uno che rifugge dal confronto, se è vero che l'anno scorso ritirò alcuni suoi disegni da una mostra dell'Accademia Albertina di Torino dopo essersi accorto che sarebbero stati esposti insieme a dei giovani: troppo famoso per stare insieme a dei debuttanti. Certo, da un quarantenne come Maraniello, il quale al Mambo presentò diversi altri poveristi, ci saremmo aspettati un guizzo di fantasia, qualcosa di più contemporaneo e meno neoclassico dell'arte di Penone. Ma evidentemente il tributo a questi personaggi attribuisce potere contrattuale a livello internazionale, quindi è meglio non assumersi rischi e giocare facile.Così, un paio di settimane dopo, anche Rivoli riaprirà nel segno dell'Arte Povera con una personale di Giovanni Anselmo. Persino la precedente direttrice Beatrice Merz, figlia di Mario e Marisa, aveva tentato di rivolgere l'attenzione altrove, e invece Carolyn Christov-Bakargiev paga il primo pedaggio ai soliti noti, anche se l'ultraottantenne scultore di pietre al Castello una personale non l'aveva ancora avuta. Fin dal titolo che sembra quello di un disco di Alan Sorrenti prima della svolta di Figli delle stelle, «Mentre la mano indica, la luce focalizza, nella gravitazione universale si interferisce, la terra si orienta, le stelle si avvicinano di una spanna in più...», tutto sembra studiato per tenere lontana la gente comune. Almeno le successive mostre, in autunno, promettono qualche fremito in più: l'inglese Ed Atkins e i suoi video, l'egiziano Wael Shawky che ci racconterà andiamo bene! - il punto di vista arabo sulle crociate.In tutto questo resta da capire quando i nostri musei principali e i loro direttori si misureranno su una visione dell'arte da terzo millennio, visto che i nostri piedi non sono più nel '900 ma in un mondo radicalmente mutato. Tocca andare all'estero per scoprire il genio di Banksy o le prese per i fondelli di Ai Weiwei. Qui da noi si serve sempre lo stesso menù: Arte Povera, dall'antipasto al dolce.