Un incantesimo trasforma il fantasy in romanzo di formazione (femminista)

Distopie fumettose e mitologiche battaglie «gender» fra le prossime uscite

Stefania Vitulli

Ci sono pochi generi in cui gli editori credono come potenziali campioni di vendita. Uno di questi è il fantasy. Ci sono altrettanto pochi generi, tuttavia, che stanno cambiando come il fantasy: se risultava facile fino a J.R.R. Tolkien, C.S. Lewis o Terry Brooks comprenderne codici e target, dopo Harry Potter il genere ha trovato i suoi eletti, ovvero quella fascia di lettori che il marketing chiama young adult. E si è votato a consegnare loro storie di formazione. È il fantasy che negli ultimi vent'anni si è candidato a Bildungsroman per il mondo occidentale, con il tacito consenso dello show business, che trasforma le saghe in seriali cinema o tv, e di genitori e insegnanti. Per sedurre la generazione Y e Z, il genere letterario si è ibridato: con la distopia, la favola, il fumetto, la fantascienza, le battaglie di genere, l'attivismo sociale e politico.

Lo dimostrano le ultime uscite in libreria e le ultime eroine. Prima fra tutte l'Ofelia della Saga degli Attraversaspecchi di Christelle Dabos - pluripremiata dalla critica e da 200mila copie vendute solo in Francia - di cui è arrivato da poco il secondo volume di quattro, Gli scomparsi di Chiardiluna (E/O, pagg. 560, euro 16, trad. di Alberto Testasecca). Ofelia odia il nobile Thorn, eppure sarebbe costretta a sposarlo, se non fosse per le sue abilità di lettrice sulla gelida arca del Polo al servizio del sire Faruk - l'enorme spirito di famiglia del tutto privo di memoria - che confida in lei per decifrare il Libro, criptico volume il cui codice ha causato nei secoli la pazzia di chi ha cercato di comprenderlo. Un fantasy la cui ambientazione, con i richiami ancien régime, permette riferimenti politici e sociali a chiave, magie che non hanno più il beato sapore di spade e draghi anni '80, ma quello succulento dei primi posti in classifica portati da Philip Pullman e J.K. Rowling, vicende la cui primadonna - discendente dell'Alice di Lewis Carroll - potrebbe far parte delle «ragazze arrabbiate».

Dalla distopia imposta dal Racconto dell'ancella di Margareth Atwood e dalla sua allieva prediletta Naomi Alderman, in cui mondi di suprema ingiustizia vedono vittime le donne, i bambini e l'Amore, emerge la duologia fantastica di Laini Taylor, composta da Il sognatore e La musa degli incubi (in arrivo il 14 febbraio per Fazi, pagg. 280, euro 10): tradotta in 30 lingue, un milione di copie vendute, in questo secondo volume la Taylor segue Lazlo e Sarai nella città di Pianto. I due vivono una storia d'amore sotto sembianze occulte: lui dio dalla pelle blu, lei fantasma. Si battono per la loro coppia, per i bambini nati nella nursery della fortezza di Mesarthim e per comprendere quali siano i compiti dei veri eroi.

Il feminist fantasy ha ormai preso piede al punto che si cerca di inocularne i principî in vecchi successi: Harper Collins, che ripubblica in Italia in versione integrale il «Ciclo di Avalon», porta in libreria sempre a metà febbraio la seconda parte del primo volume della saga di Marion Zimmer Bradley, Le nebbie di Avalon. Reinterpretato da Michela Murgia poco più di un anno fa in L'inferno è una buona memoria (Marsilio) come riflessione sul matriarcato e la parola femminile, il ciclo rimane invece una godibilissima fuga dal reale per immergersi nel regno di Camelot, con Merlino, le dame e i cavalieri, senza troppo pensare agli equilibri gender di oggi. E per chi avesse nostalgia del fantasy in purezza, Rizzoli ha appena dato alle stampe il terzo volume che ha ispirato la saga dei «Dragon Trainer»: Come parlare il dragonese, di Cressida Cowell (pagg. 272, euro 15): un vichingo, la sua malvissuta compagnia, un malvagio nemico e un dizionario per addestrare gli amati draghetti. Altro che girl power.