"Io, tenore rock, per maestro ho avuto Freddie Mercury"

L'ex enfant prodige spiega come avvicina la lirica ai giovani. Lo farà stasera a Verona con "La traviata"

«L'opera deve andare avanti, trovare altri modi per arrivare al pubblico, conquistare i giovani. Io sono il primo tenore rock e lavoro in questa direzione». Ex enfant prodige che a soli 13 anni debuttò in Tosca nel ruolo del pastorello al fianco di Pavarotti, a 23 era già alla Scala e da star - amatissima pure al Met di New York - ha fatto La traviata in una stazione mentre partivano i treni e l'Elisir d'amore in aeroporto durante i decolli: eh sì, Vittorio Grigolo non si risparmia anche per lanciare la lirica fuori dai teatri, per diffonderla nel mondo, in tutti i modi possibili, anche sui palchi della musica leggera. Già, proprio così.

Ma il ritorno a casa è d'obbligo, per questo gladiatore della voce. Che oggi (e poi il 29 agosto) riapparirà all'Arena di Verona con La traviata di Verdi; al fianco della stella americana Lisette Oropesa e con il collega Leo Nucci. Un'emozione particolare dopo l'esperienza in tv ad Amici a fianco di Maria De Filippi; un'emozione pure dopo la scomparsa del compianto amico Zeffirelli: «Non potevo mancare, Franco mi aspettava. Un giorno sono andato a salutarlo, guardava il Gesù di Nazareth e mi ha detto: Io ti lascio a lui...». Silenzio, commozione al telefono.

Che ricordi maestro Grigolo. Ma ora c'è il ritorno alla scena lirica, che impressione dopo l'esperienza in tv?

«È vero, c'è da dire però che ad Amici abbiamo portato la comunicazione avanti di vent'anni. Aver presentato l'opera in prima serata è stato un grandissimo risultato. Esperienza utile a far capire che è un linguaggio attuale, un'esperienza che rifarei centomila volte».

Non solo talent, anche le sue esibizioni tra bel canto e pop sorprendono...

«In effetti ho cantato E lucean le stelle (aria de La Tosca di Puccini, ndr) attaccandola a brani dei Queen. Ho avuto l'opportunità col chitarrista dalla band inglese, il mio caro amico Brian May, di condividere il palcoscenico già diverse volte. L'ultima è stata a giugno (allo Starmus Festival di Zurigo, ndr)».

Il suo obiettivo?

«Portare l'opera oltre, per raggiungere anche i giovani che di questi tempi sono tornati a essere rock. Quindi se vuoi arrivare a loro anche tu, devi essere così».

Non faceva così anche Pavarotti, qual è la novità?

«Luciano, in questo senso, è stato un predecessore. C'è stato come un passaggio del testimone, ma lui non era un tenore rock perché non si muoveva e non c'era interazione. Cantava lirica mentre gli altri facevano pop».

C'è stata un'evoluzione dunque...

«Sì, poi è arrivato Bocelli che ha fatto un passo dopo Luciano, proponendo pop con il pop. Adesso bisogna spingersi in avanti per essere attuali, bisogna riuscire a muovere anche il corpo. Ora ci sono io, tenore rock appunto, una definizione che ha dato Tony Renis».

Come cantante lirico diventato rock, quali i suoi miti?

«Io sono cresciuto ascoltando i Queen, ho anche una foto con Freddie Mercury al museo delle cere di Madame Tussauds a Londra. Quando all'Arena ho sentito Brian che si esibiva, ho anche lasciato le prove per andare...».

Un parere come tenore su Mercury e la sua voce...

«La sua voce era particolare per estensione, poi lui ci sapeva fare. In tante cose era veramente carismatico, sul palcoscenico era uno showman».

Ritornando alle collaborazioni, ha cantato con diverse star: quali impressioni?

«Con Sting c'è una complicità incredibile, lui addirittura mi ha fatto dei bellissimi complimenti. Come per i Queen, da piccolo sono cresciuto con la sua musica. Springsteen è un grande sul palco, ci siamo divertiti. Poi ricordo Dalla, c'era una grandissima amicizia che non smetterà mai di esserci. Lucio per me è il mare, lo ricordo tutte le sere quando vado a letto».

Prossimo progetto?

«L'incontro con alcuni di questi amici e altri, anche Bono, con cui ho parlato, in generale con chi potrà venire, per creare uno spettacolo internazionale a cui sto lavorando adesso, dove l'opera incontrerà il rock. Mi piacerebbe venissero Eminem e Ricky Martin. Un progetto che verrà realizzato nel 2021. L'idea è quella portare lo spettacolo nelle grandi città, come Mosca, Parigi, Londra e New York».

Messaggio finale per i giovani: perché è così importante incontrare l'opera, conoscerla?

«L'opera è un linguaggio che muove, crea delle vibrazioni incredibili, che vanno sperimentate. Un linguaggio che viene dal profondo dell'anima».