Gli Iron Maiden in un bar per la partita

La domenica mattina al Gallo Caffè di Somma Lombardo entrano i parrocchiani. È il rito in questo paese del varesotto a due passi dal lago Maggiore. È così da sempre. Si esce dalla grande chiesa parrocchiale, quattro scalini, due passi a sinistra e opplà: cafferino, cappuccino, brioscina e pissi pissi hai visto questo e quello? Sabato pomeriggio, invece, al Gallo Caffè sono entrati gli Iron Maiden.

Solo che nessuno si è accorto di loro. Mancava il frontman Bruce Dickinson che con il suo jet privato aveva preferito atterrare a Linate, Milano da bere, la grande città che ieri sera ha radunato per loro ventimila appassionati all'Ippodromo. Steve Harris, fondatore della mitica band heavy metal inglese, Dave Murray, Adrian Smith, Janick Gers e Nicko McBrain avevano invece scelto un hotel a Stresa, lago Maggiore, stile Ernest Hemingway, Addio alle armi, quelle cose lì un po' romantiche e letterarie che agli inglesi di una certa età piacciono anche dopo aver inciso 38 album, inanellato dischi d'oro e capitanato l'heavy metal britannico dei '70 e '80. Così le cinque rockstar sessantenni non hanno avuto dubbi: meglio puntare sull'aeroporto di Malpensa.

Solo che in zona ci sono tanti boschi e però poco campo. Addio tablet e streaming e poi Inghilterra-Svezia dei mondiali si deve vedere in compagnia, possibilmente in un pub. Il Gallo Caffè a lato della parrocchia non è un pub ma ha un tv grande grande e le cameriere rispondono «certo che c'è posto e certo che si vede la partita» all'autista italiano che chiama senza rivelare l'identità dei suoi passeggeri. Arrivano in tre: Murray, Smith e Gers. Entrano indossando il vestito giusto per il pomeriggio di Somma Lombardo, birrettina, stuzzichino, hai visto che gol Maguire, hai visto quello di Dele Alli... Se non fosse per l'autista fuori che svela tutto, magari domenica, al suono delle campane, sarebbero anche tornati.