Gli italiani sono fatti ma l'Italia si è disfatta

Giancristiano Desiderio

«Sono nato italiano ma mi viene da chiedermi, a volte, se morirò tale». Prezzolini? No. Ernesto Galli della Loggia per il quale, proprio come l'autore de L'Italia finisce, il Belpaese è al tramonto. Galli della Loggia chiudeva il suo recente «viaggio negli anni della Repubblica» intitolato Credere tradire vivere (Il Mulino) dicendo «addio a tutto questo» ossia alla «guerra della memoria italiana» e alle sue tante, troppe bugie. Nell'ultimo libro ora uscito da Marsilio, Il tramonto di una nazione, Galli della Loggia mostra la fine dell'Italia come Stato nazionale perché quando era il momento di guardare in faccia la storia e cambiare non ha saputo farlo e oggi, appunto, decade, declina, finisce. I due libri sono legati: il primo è biografico, il secondo storico; il secondo inizia dove il primo finisce. La costante è il cambiamento in un paese in cui cambiare è sinonimo di tradimento. Il risultato è che il cambiamento è nei fatti ma nel pensiero è negato o cancellato o rimosso o ideologicamente interpretato. L'Italia è così una nazione senza verità storica e, in ultima analisi, i libri di Galli della Loggia fanno i conti con una tradizione storiografica menzognera che fattasi classe dirigente ha condotto la nazione al capolinea per cecità e rifiuto del cambiamento. Le culture politiche italiane del Novecento sono antirisorgimentali. Questo è il loro punto di forza e il loro tallone d'Achille. Nel secondo Novecento l'Italia, paradossalmente «protetta» dalla «guerra fredda», diventa un paese «ricco e democratico» ed entra a far parte del club delle democrazie occidentali pur avendo al suo interno il più grande partito comunista d'Occidente. Con la politica «populista» dei partiti di massa si celebra l'incontro tra Stato e nazione e si «supera» quel limite che il cattolicesimo, il socialismo, il comunismo imputavano all'Italia liberale: la distanza tra Stato e popolo. Dunque, è la Repubblica che riesce a «fare» gli italiani? Sembrerebbe di sì ma - ecco il tramonto - proprio quando gli italiani «sono fatti», l'Italia finisce. I partiti di massa con i loro «populismi contraffatti», con la «partecipazione», con la «democrazia contraffatta» nascondo il limite vero della storia nazionale: «Avremmo dovuto ricordare, insomma, quanto profondamente, e fin dall'inizio, l'Italia fosse stata tributaria del contesto esterno per la sua esistenza statale e per la qualità politica di questa». Finita la protezione della «guerra fredda» l'Italia, mitologicamente nata dalla Resistenza, finisce e si diluisce nell'Unione europea.