"John" sconvolge il pubblico con il tormento di vivere

A Roma in scena la disperazione estrema di un adolescente

Quando Jeanne (Barbara Mazzi) si fa spazio tra il pubblico - che occupa in cerchio il foyer del teatro - e comincia a sfogliare spasmodicamente le pagine del diario del fratello John per declamarne alcuni passaggi (ora meditazioni razionali, ora frasi deliranti) e farli leggere agli spettatori, la tensione è tangibile e la reazione è di assecondare la sua pazzia. Gli sguardi ed i gesti nevrotici enfatizzano la descrizione di quei luoghi - fisici o mentali - in cui la protagonista si rifugia, ripresi dai disegni che sulle pareti rappresentano una lugubre foresta.
In John (al Teatro dell'Orologio di Roma) di Wajdi Mouawad, Jeanne introduce il pubblico in una camera da letto arredata con cura dei dettagli, dove Marco Lorenzi/John salta energicamente al ritmo di un brano heavy metal, gridandone i versi. Passando attraverso una porta, che si rivela essere l'anta di un armadio, si giunge ad un terzo ambiente; è come in un Alice nel Paese delle Meraviglie al contrario, dove alla meraviglia fiabesca si sostituiscono, sempre in chiave surreale, la disperazione e la follia. La scenografia di quest'ultima sala colpisce per l'originalità: un divano appeso al soffitto, capovolto; un tavolo dalla superficie inclinata, dal quale si ergono, «volando» fino al soffitto, ante di armadietti e di cassetti ed altro. Le prospettive risultano sconvolte e la realtà «decomposta» come in una rappresentazione cubista; una realtà che Jeanne non riesce a cambiare, affannandosi a trattenere gli ingredienti di una ricetta destinata a fallire, i quali precipitano a terra ogni volta che li poggia su quel tavolo inclinato. Gli spazi scenici si moltiplicano ancora e la parete di fondo scompare, lasciando intravedere oltre di essa nuove ambientazioni. Gli interpreti danno vita ad un lungo susseguirsi di giochi frenetici, tornando alla loro infanzia ma la gioia è intaccata da una musica triste ed assordante che non lascia speranze. Le intenzioni suicide del protagonista, il tarlo della paura e della solitudine estrema, vengono raccontati in un video, che alterna alla confessione tormentata, il ricordo macabro del disfacimento della propria anima e di ogni appiglio della realtà attorno a sé,sempre più estranea e marcia. Una prova impegnativa per gli attori, dal punto di vista fisico ed emotivo, superata in modo notevole.