Johnny Depp chi? Nel tempio del cinema Vasco è la vera star

Assalto al Lido per il rocker che accompagna «Il decalogo», un viaggio nella vita del cantante tra musica, pensieri e dubbi

Quante volte, che è poi il titolo del nuovo album, si è parlato di Vasco prima, durante e succederà anche dopo il festival di Venezia che, paradosso di un'edizione molto cinefila, è una mostra del cinema la cui star più attesa non è questa volta un divo di Hollywood ma un rocker, e per di più italiano?

«Quando scrivo una canzone non parto da un concetto, non penso di raccontare una storia... le canzoni sono come i sogni». Hollywood, The Dream Factory.

Being Vasco Rossi. Tra (docu)film, musica, dischi, divismi e un party blindatissimo stanotte in suo onore sulla Terrazza Biennale tra jetset, dj e piatto clou l'«orata spericolata» - ecco il Vasco Day. Oggi, a chiusura di una estate trionfale di 14 concerti e 600mila fan - la star arriverà al Lido direttamente dal suo segreto buen retiro pugliese, non si cambierà il solito look e - jeans, chiodo, sorriso, malinconia e occhiali scuri - sfilerà su un red carpet che promette di essere molto più euforico e affollato di quello di Johnny Depp. E poi entrerà in Sala Grande, il retrofronte del palco del festival. Qui, fuori da ogni concorso e dentro un Palazzo del Cinema sold out da settimane (i 2800 posti disponibili per le ben due proiezioni notturne sono andati esauriti online in un'ora e mezza ai primi di agosto, e un biglietto lo ha prenotato democraticamente lo stesso sindaco di Venezia), il Komandante presenzierà live la première dell'evento della mostra: Il Decalogo di Vasco , il film scritto e diretto da Fabio Masi, autore culto di Blob , che racconta vita, pensieri, carriera, carattere, ironia, dubbi e successi di Vasco Rossi. Un viaggio in automobile di due amici (Gianluca della Valle e lo stesso regista) con un cartonato di Vasco sul sedile di dietro e davanti a loro un'ora di cinema da percorrere: per provare a ripetere tutto quello che si può dire di nuovo «su», «con» e «dentro» Vasco Rossi, in dieci capitoli on the road, con sorpresa finale... Oggi, The Vasco Day, sarà nelle radio anche il nuovo singolo Quante volte . Piccolo spazio pubblicità. Già, quante volte a Venezia si è parlato di lui?

E mentre i critici musicali aspettano di sentire il brano, quelli cinematografici ieri hanno visto il film. A loro non è piaciuto. Significa che lo adoreranno i fan. Del resto dentro - dal Preludio dove sul set naturale della diga di Ridracoli, a Bagno di Romagna, il cantante ricorda come iniziò tutto («Quando ho cominciato questa avventura di mettermi sul palco a cantare, che non avrei mai pensato in vita mia di farlo, è diventata una sfida... Non mi ascoltavano, e allora ne ho fatto una guerra. A quel punto ho rinunciato a tutto perché volevo arrivare al cuore della gente con le mie canzoni») fino a Essere Vasco e i titoli di coda su Albachiara , come accade a ogni fine concerto - c'è tutto Vasco. La band e le riunioni in camerino, la lettura della scaletta, il rito del Maximum Power nel backstage, il buio prima della luce dello show, il rapporto con i media, le sue canzoni (solo pochissime, solo poche note), la sua solitudine («Sai perché sto bene in mezzo alla natura? Perché la natura non ti giudica»), gli incubi (titolo del capitolo: «Profondo Rossi»), gli allenamenti fisici e mentali per prepararsi ai tour (dove mette in guardia dalla pubblicità «che ha distrutto tutti i valori» in tuta da ginnastica di una nota multinazionale), le sue personalissime verità raccolte sotto il titolo «Vascologia», «Vascology» in inglese («Sto solo cercando la Verità. Da qualche parte ci deve essere», «Gli omini sono più simili nell'inconscio che nel conscio»), e le sue «InKurtZioni». Che è il titolo del capitolo migliore: a sessant'anni dal film Fronte del Porto e a venticinque dal disco Fronte del Palco , Vasco Rossi, sotto gli elicotteri-drone con le telecamere per le riprese aeree, interpreta il monologo interiore del conradiano Colonnello Kurtz tra la luce del palco e le tenebre della coscienza. A volte i primi piani sono un po' photoshoppati, altre volte le sentenze appaiono più filosofiche di quanto siano, si ha voglia di dirgli spostati allo schermo, e facci sentire le tue canzoni.

Alla fine del film, i tre compagni di viaggio giungono allo stadio, siamo al «Live Kom 2014», e la sagoma di Vasco prende vita - boato - davanti ai fan. Gli stessi che, stasera, lo aspettano al Lido. Ciak. Tappeto Rossi.