«Kill Bill Vol. 1», tutti gli eccessi di Tarantino

Di Tarantino, inteso come Quentin, ce n'è uno solo. Nel bene e nel male. Sicuramente è un genio anche se, come altri talenti, è andato spesso a corrente alternata. Prendiamo questo Kill Bill vol. 1 (21.15 Spike), che sarebbe poi il primo di due episodi, girato nel 2003. E il quarto della sua scarna filmografia, dopo Le iene, Pulp Fiction e Jackie Brown diretto ben sei anni prima. È un avventuroso drammone, concitato e volendo anche squinternato, ma con momenti di grande cinema. Dove si mescolano poliziesco, western e perfino cartoon, con largo spazio alle scene d'azione. Tutto comincia a El Paso, in Texas. Che carneficina durante la festa di nozze: sopravvive la Sposa (Uma Thurman) nonostante la pallottola in fronte, però perde anche la sua creatura. La donna vegeta in ospedale, dove subisce le attenzioni di un immondo infermiere. Dopo quattro anni di coma si risveglia, concia per le feste il suo aguzzino e prepara la vendetta contro gli ex soci, le quattro Vipere Mortali autori del massacro, guidate dal compagno dei tempi d'oro, Bill. Ripreso il nome d'arte di Black Mamba, vola a Tokyo, dove il maestro Hattori Hanzo le forgia uno speciale spadone di samurai. E va all'assalto del primo della lista, la perfida O'Ren-Ishii (Lucy Liu). Con il trionfo di teste, gambe e braccia mozzate in un susseguirsi di duelli che annegano nel sangue e nel grottesco. Un divertimento unico per chi ama l'eccesso, di cui Tarantino è maestro. Però non è un film per tutti. Al centesimo morto potrebbe stufarsi anche il becchino.