L'"oltreuomo" Lou Salomé tra frustini, baci e coltelli

Seducendo con la mente, più che con il corpo, fu la musa di molti intellettuali del suo tempo: da Rilke a Freud

Osare tutto e non aver bisogno di nulla, ecco il motto che Lou Salomé (1861 - 1937) aveva scelto per la propria vita, per il proprio straordinario destino.

Nata a San Pietroburgo da un'aristocratica famiglia di cultura tedesca, mostrò precocemente un'intelligenza fascinosa, facendo perdere la testa al suo primo mentore, il pastore calvinista Hendrik Gillot, di 25 anni più anziano. Il padre per evitare lo scandalo la inviò in Svizzera, dove s'iscrisse all'università, che per una donna era ancora una rarità. Per motivi di salute si trasferì a Roma, dove strinse amicizia con un'altra grande donna, Malwida von Meysenbug, protettrice di Wagner, il cui salotto era frequentato dall'intellighenzia europea.

E Lou v'incontrò Paul Rée, con il quale si legò in una trascinante amicizia che per Rée si trasformò in un amore travolgente, ma Lou, con la sua volontà, impose una convivenza «platonica». La situazione si arricchì e aggrovigliò con l'inclusione di Friedrich Nietzsche, unitosi alla coppia a Roma, in San Pietro. Fu un incontro fatale. Le prime parole del filosofo furono: «Da quale stella siete caduta affinché ci potessimo incontrare qui?». Così sorse la più singolare convivenza del secolo, una fraternità ideale, la cosiddetta «Santa trinità». Era una meravigliosa utopia che andava contro tutta l'antropologia occidentale. Per una breve stagione essi convissero con appassionata intensità. Vi fu la celebre foto di Lou su un carrettino con la frusta che agita sui destrieri, ovvero Rée e Nietzsche. Era ormai la fine. E il filosofo si vendicò scrivendo: «Vai a donne? Porta la frusta!». È ormai accertato che il capolavoro nietzschiano Così parlò Zarathustra sia stato ispirato da Lou, l'unico Übermensch, «oltreuomo» riconosciuto dal filosofo. E la storia di Lou proseguì con altri incontri. Lasciò entrambi i due amici non senza conseguenze drammatiche. Ree morì nel 1901 affogato nell'Inn, Nietzsche era morto qualche mese prima dopo un decennio di demenza. Lou intanto si era sposata con Friedrich Andreas, un orientalista dell'università di Gottinga. Fu convinta dal gesto assoluto di Andreas, che si ficcò un pugnale in petto; impressionata da questa risolutezza, Lou lo sposò alla condizione che il matrimonio restasse bianco.

Il percorso di Lou proseguì con un ulteriore incontro, con il medico viennese Pineles, ma di ben altro spessore fu il rapporto erotico, sentimentale, intellettuale con il giovanissimo poeta Rilke, che lei ribattezzò trasformandolo da un femmineo René in un virile Rainer. Con lui visitò la Russia e Tolstoj, contribuendo in maniera decisiva alla maturazione poetica di Rilke che per tutta la vita le restò legato: la sua ultima lettera era indirizzata a Lou e per lei scrisse testi bellissimi, come: «Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare, ma per noi che sappiamo, anche la brezza sarà preziosa». Lou lo lasciò affinché il poeta potesse raggiungere l'autonomia spirituale, indispensabile alla sua creazione lirica. Il sentiero della donna le doveva riservare un ulteriore incontro eccezionale, quello con Freud (a Jung poi confessò che il rapporto con il maestro fu «completo»). Con l'avvento dei nazisti, la sua vita divenne dura. I nazisti l'accusavano di essere «l'ebrea finlandese», ma malgrado l'ostilità lei non abbandonò la Germania.

Di tutto ciò si parlerà a Roma, a Villa Sciarra, sabato prossimo, in un convegno introdotto da Nadia Fusini con numerosi interventi, tra cui quello su Lou e Simmel di Gabriella Bonacchi, la quale osserva come «Lou rappresenti una delle prime intellettuali europee che dà voce e corpo a quella che è stata autorevolmente definita la femminilità immaginata». Dell'altro grande incontro, quello con Rilke, parlerà Amelia Valtolina: «Anche su due navi fra loro lontane, noi risaliremmo il fiume nella medesima direzione perché identica è la sorgente che ci attende», osserva Rilke, in Russia, dopo aver rischiato di salire su un battello diverso da quello scelto dalla sua compagna di viaggio, Lou Andreas-Salomé».

È arduo e forse superfluo tracciare un bilancio della traiettoria intellettuale e esistenziale di Lou. Vi sono i suoi incontri, le sue stagioni, e vi è lei e le sue parole, consegnate a una ventina di libri, centinaia di saggi, numerose lettere. La sua presenza è ancora oggi viva e non soltanto fra gli specialisti: Liliana Cavani le dedicò un film nel 1977 (Lou era interpretata da Domenique Sanda). E la sua parola ci accompagna ancora: «La vita dell'uomo, sì, la vita è in sé poesia. Noi la viviamo ignari, giorno dopo giorno, un poco alla volta, e intanto, nella sua sconfinata vastità, essa vive di noi, compone con noi la sua poesia».