Il laboratorio naturale dove Vassalli creò "Marco e Mattio"

Sebastiano Vassalli è morto quattro anni fa esatti. In quel 2015 era stato anche candidato al Nobel.

Da allora è cominciato un lungo lavoro di riordinamento del suo archivio, oggi in fase di completamento. E in attesa che sia messo a disposizione degli studiosi, probabilmente il prossimo anno, è già iniziata l'opera di valorizzazione. Soprattutto grazie a Roberto Cicala, patron della casa editrice Interlinea, grande amico di Vassalli e poi esecutore testamentario del suo patrimonio letterario donato al Centro novarese di Studi letterari. Stiamo parlando di centinaia fra manoscritti, lettere, libri, bozze dei romanzi, appunti... Un materiale ricchissimo che può offrire straordinarie occasioni per gli studiosi. E non solo. Segue esempio virtuoso di joint venture tra cultura e territorio.

Il comune di Val Di Zoldo, porta d'accesso al Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, luogo d'elezione di Vassalli, che qui ambientò il romanzo Marco e Mattio (1992) diventato col tempo il libro-testimonial della valle, ha chiesto a Roberto Cicala di estrarre dal baule di carte qualcosa per ricordare il rapporto, per altro non sempre facile, tra l'uomo e il luogo, e tra la pagina romanzesca e il paesaggio che ne è protagonista. A fare da mediatore: Angelo Santin, medico di base del paese e appassionato lettore dello scrittore, al quale proprio nel 2015 fece avere la cittadinanza onoraria, ricevuta assieme alla moglie Paola Todeschino.

Ed ecco il progetto-evento «Il romanzo di una valle» dedicato al caso editoriale di Marco e Mattio che porta tra Val di Zoldo e Forno una mostra itinerante (curata da Valentina Giusti inaugura il 27 luglio, fino al 31 agosto) con un catalogo (EDUCatt) realizzato dai laureati del Laboratorio di Editoria che Cicala dirige all'Università Cattolica di Milano. In più, un convegno letterario e un reading musicale.

Ai tempi del romanzo storico La chimera, che regalò a Vassalli il premio Strega nel 1990, il centro geografico (e non solo) del libro era Zardino, piccolo borgo immerso tra le nebbie e le risaie a sud del Monte Rosa. Ai tempi di Marco e Mattio, libro molto più difficile da scrivere, come lo sono tutti quelli che arrivano dopo un grande riconoscimento letterario (ne scrive bene Andrea Kerbaker nel catalogo) a dominare la scena sono le Dolomiti. E la mostra accende le luci proprio su come il romanzo nasce in un luogo specifico, e su come i luoghi danno vita al romanzo: ecco gli appunti di Vassalli con i proverbi veneti della tradizione, i bloc-notes con l'elenco dei nomi degli abiti, le misure e i toponimi di epoca napoleonica (il contesto storico della vicenda), ecco le fotografie scattate da Vassalli sul posto, con le sue postille: lui voleva capire cosa vedevano i personaggi, dove si muovevano... E poi, accanto al dattiloscritto originale del romanzo con le correzioni a mano, le fotocopie appuntate di tutti i libri consultati dallo scrittore, a partire dallo straordinario «referto» del medico Cesare Ruggieri, datato 1814, Storia della crocifissione di Mattio Lovat da se stesso eseguita (quello di Mattio fu uno dei primi casi clinici della psichiatria moderna) fino ai volumi sugli usi e costumi del Veneto. Perché tutto è invenzione, ma tutto è prima di tutto verità storica.

«Zoldo non è un paese né una valle che prende il nome dal suo fiume, ma è - o per meglio dire, era - una dimensione dello spirito», scrive Vassalli nel suo Marco e Mattio.