L'addio a Virna in "Latin Lover"

Il nuovo film di Cristina Comencini, in cui appare Virna Lisi nella sua ultima interpretazione, è una commedia davvero riuscita

"Latin Lover", il film di Cristina Comencini appena uscito nelle sale, è una commedia elegante e garbata che sa divertire e, al momento giusto, commuovere. Vanta un cast internazionale quasi tutto al femminile nel quale splende ancora una volta, purtroppo l'ultima, la nostra Virna Lisi, scomparsa da pochi mesi. La marcia in più della pellicola sta nel fatto singolare di rendere omaggio alla grande tradizione del cinema italiano e, al tempo stesso, giocare a incrinarne l'aura mitica.
A dieci anni dalla morte di Saverio Crispo (Francesco Scianna), divo di fama mondiale, il paesino pugliese che gli ha dato i natali ha organizzato una celebrazione commemorativa cui parteciperanno tutte le donne della sua vita: la moglie italiana (Virna Lisi), la figlia maggiore Susanna (Angela Finocchiaro), la figlia francese (Valeria Bruni Tedeschi), quella spagnola (Candela Pena) con la madre (Marisa Paredes), la figlia svedese (Pihla Viitala) e quella illegittima americana (Nadeah Miranda) che però arriverà con un giorno di ritardo. I pochi maschi presenti sono il montatore degli ultimi film di Saverio, (Neri Marcoré), il giornalista locale in cerca di scoop (Claudio Gioè) e un vecchio stunt spagnolo, Pedro, (Lluis Homar), che al grande attore aveva fatto da controfigura. Tra rivalità, incomprensioni e gelosie, non mancheranno scontri e rivelazioni.

Siamo di fronte a un film ambizioso e divertente, dotato di un cast internazionale in cui spiccano per bravura le interpreti almodovariane, anche se in termini di naturalezza e classe Virna Lisi resta inarrivabile. La regista semina sorrisi ed emozioni con maestria, intervallandoli con qualche colpo di scena "da soap opera", dirige benissimo gli attori e ha indubbiamente una grande padronanza dell'argomento: ha condiviso con tre sorelle un padre, Luigi Comencini, che ha contribuito alla costruzione della leggenda della nostra cinematografia. Per motivi diversi, la pellicola ne richiama altre come "Speriamo che sia femmina" di Mario Monicelli, "Donne sull'orlo di una crisi di nervi" di Pedro Almodovar e "Otto donne e un mistero" di François Ozon, pur avendo una sua personale identità molto ben definita.

Il protagonista maschile, il latin lover del titolo, in realtà compare più nelle parole delle mogli e delle figlie che dicono di sentirne ancora lo sguardo addosso, piuttosto che sullo schermo. Il suo volto è quello "antico" di Francesco Scianna, che rende credibile l'esistenza di un divo che pare inglobare dentro di sé tutti i più grandi mattatori da Gassman a Mastroianni a Volonté. E' stata una grande intuizione quella di non farlo interagire in flashback con le interpreti femminili ma di porgerlo al pubblico in spezzoni di film fittizi che ripercorrano fedelmente le varie stagioni del grande cinema italiano. Rende bene l'idea di come anche in famiglia sia rimasta dell'uomo solo l'immagine che ne aveva il pubblico.
Attraverso le schermaglie verbali tra i personaggi, a poco a poco il mito del defunto viene compromesso e le figure femminili che erano rimaste come sospese a venerarlo, si riappropriano della loro esistenza, finalmente libere da quell'immagine idealizzata.
Per andare avanti è necessario riacquistare leggerezza, sembra dire la Comencini, e suggerisce, in un parallelismo neppure troppo velato, che sia ora di smetterla di rimpiangere il grande cinema del passato. Sarà anche vero ma, intanto, i divertenti "film nel film" con cui ha punteggiato la pellicola e che fanno il verso a vecchi capolavori, generano tanta nostalgia.