Laico e "femminile". Il futuro dell'Oriente secondo Adonis

Il poeta siriano mostra il nesso tra violenza e islam. Per superarlo, è centrale la libertà della donna

Il 14 novembre scorso tutto era chiuso a Parigi, persino i Giardini di Lussemburgo, che apparivano deserti e spettrali dietro le lunghe cancellate. Ma aperte e discretamente affollate restavano le librerie. Prova che la cultura , almeno in Francia, rimane la forma principale di resistenza alla barbarie. E sul banco di una libreria, mentre cercavo altro, mi ha attratto un volume appena uscito che sulla copertina a tutto campo ha l'immagine a me ben nota e cara di Adonis, il maggiore poeta arabo vivente, mio amico e maestro da tanti anni. Il libro è una lunga e articolatissima intervista concessa dal poeta a una psicoanalista su un tema che non potrebbe essere più attuale e bruciante, i rapporti tra violenza e Islam (Adonis, Violence et Islam, entretiens avec Houria Abdellouahed, Seuil, pagg. 187, euro 18; in Italia uscirà per Guanda il 3 dicembre col titolo Violenza e Islam). L'intervistatrice, con frequenti rimandi ad autori come Freud e Lacan, ma anche D.H. Lawrence, Deleuze, Bataille, è in sintonia con il poeta, e gli offre gli spunti per manifestare in pieno, con una sorprendente, irrituale, quasi provocatoria chiarezza le sue idee. Leggendo, ricordo le tante serate con Adonis impegnato nella scelta dei vini, Sancerre, Barolo, Brunello di Montalcino, il piacere con cui lui beveva, poi accendeva il suo sigaro cubano, poi si intratteneva sorridendo al telefono con qualche interlocutrice femminile: forse fu proprio in una di quelle occasioni che mi dichiarò come per lui l'unica vera Rivoluzione fosse quella francese. In un colpo, aveva esplicitato ciò che percorre tutte le pagine di questo libro-intervista: il suo gusto dei piaceri della vita, il suo assoluto laicismo. Per lui, le cosiddette primavere arabe, proprio perché confessionali, tribali, mussulmane, hanno fallito e si sono trasformate in un inferno. Non c'è vera rivoluzione senza laicità, e non c'è vera rivoluzione se la donna non viene sottratta alla prigione della sharia. L'insistenza sul tema fondamentale della libertà della donna ne dice la centralità nel pensiero di Adonis e nella sua opera. Pagine di fuoco sono dedicate a mostrare il nesso tra violenza e islam nel testo fondatore, il Corano. Innumerevoli sono gli esempi, che culminano nell'episodio di Abu Bakr Ibn Niyar che porta tre teste mozzate al Profeta, dichiarando che dei tre nemici due erano stati decapitati da lui, uno da un angelo. Persino tremila angeli combattono per l'islam e decapitano gli infedeli. Una vena apocalittica si sofferma compiaciuta su miscredenza, supplizi, inferno. Al di là degli aspetti immaginosi, la violenza è implicita nel nesso tra religione, potere e denaro. Adonis va oltre: è implicita nel monoteismo, di cui l'islam è storicamente l'ultimo volto, nella sua pretesa di ridurre tutto a un unico principio, di instaurare dogmi, maschili e feroci, di privilegiare la ripetitività obbediente piuttosto che la libera creatività.Per Adonis, il senso dell'umano e dell'universo è invece nella pluralità, di religioni, culture, idee. La natura, luogo vivente della pluralità, è estranea al pensiero dell'Islam. E non è un caso: perché questa indifferenza, questa estraneità spiegano anche la sottovalutazione e l'oppressione della donna, che è la «forma più nobile» della natura stessa. Dice il filosofo e poeta Ibn Arabi: «Tutto quello che non accetta il femminile, non conta (è sterile, vano)». Adonis aggiunge: «Tutto ciò che è comandato dalla sola virilità è sterile». Oggi l'Isis è l'ultimo grido di questo aspetto violento dell'islam, che riduce la religione a potere e a macchina di sterminio. Gli uomini dell'Isis sono macchine a loro volta, commettendo atrocità senza paura e senza nessun senso di colpa. Per Adonis, la risposta deve venire nel mondo arabo da una «rivoluzione interiore in nome della libertà, per la libertà, il pensiero, e il dialogo democratico con gli altri». Non è certo che l'Occidente, tutto preso dai soli interessi economici, privo ormai della sua luce di avvenire e progresso, possa capire e favorire questa rivoluzione. Eppure Adonis guarda a Occidente, continua a gettare ponti: Cristo gli piace perché gli appare come «un poeta». La mitologia greca gli piace, ne ha tratto il suo nome d'arte, scrive su Orfeo, Narciso, Ulisse. Ma non si identifica con quest'ultimo, che è per lui un eroe del ritorno, alla fine un «elogio del focolare». In conclusione, Adonis cerca una rilettura dell'islam, un nuovo umanesimo. Quell'umanesimo di cui è stato maestro Sartre, citato quando afferma: «L'uomo è un movimento verso l'avvenire». E contro quelli che decapitano e distruggono statue, monumenti del passato, odiando la bellezza, Adonis afferma che «cancellare il mito e l'arte è spegnere la fiamma dell'umano».