«L'aragosta» è un'insipida zuppa di pesce

Un futuro di anime gemelle (forzate): tante speranze, ma più scenografia che regia

da Cannes

In un futuro più distopico che utopico, gli esseri umani sono obbligati alla vita di coppia. Nubili e celibi vengono arrestati, chiusi in un albergo e forzati a trovare la loro anima gemella. Hanno 45 giorni di tempo, dopo di che saranno trasformati in animali di loro scelta e esiliati nella foresta. The Lobster , l'aragosta, il film ieri in concorso del greco Yorgos Lanthimos, prende il suo titolo dalla scelta di uno dei single (Colin Farrell) chiuso nell'hôtel-prigione: «Vive cento anni, è sempre feconda, ama come me il mare» dice per spiegarne il perché. «Sei un cretino» gli ribatte un altro “ospite” -: ti spaccano le chele e ti cuociono vivo». La scelta dell'animale, spiega la direttrice di questo lager a cinque stelle (è punita la masturbazione e, qualora si decida per l'accoppiamento, non si deve barare fingendo interesse lì dove non c'è, pena l'immediata conversione bestiale), possibilmente deve essere razionale. Il nuovo Stato vede la città e la foresta piene di cani, la metamorfosi più banale, questa la causa... E infatti anche il nostro solitario che in mancanza di meglio spera di inverarsi in un crostaceo, è giunto all'albergo in compagnia di un cane che un tempo fu suo fratello, quando cioè entrambi erano sposati... I 45 giorni possono comunque essere allungati. Tutti i single ancora a piede libero si nascondono infatti nella foresta, sottoposti a una caccia quotidiana. Ogni preda, vale un giorno in più in albergo...

È probabile che Lanthimos veda la famiglia come uno spazio totalitario, ma più che un'allegoria The Lobster è una zuppa di pesce. Al totalitarismo familiare, il regista oppone infatti il totalitarismo eguale e contrario dei single in fuga dalla convivenza forzata. Per loro, guidati da una seducente francesina (Léa Seydoux), c'è il divieto di innamorarsi: chi è sorpreso a baciarsi avrà le labbra tagliate, figuriamoci chi viene colto in copulazione. Così l'uomo, in fuga perché incapace di fingere un amore che non prova, dovrà a nascondere il nuovo amore nato fra i boschi con una seducente donna (Rachel Weisz), fino alla catastrofe-catarsi finale, dove non si salva nessuno. Accompagnato da molte speranze, The Lobster non va di là dal sarcasmo, una regia che sa molto di scenografia, qualche buona battuta, una tensione che non si eleva. I greci, si sa, vivono tempi duri e l'orizzonte non deve sembrare loro particolarmente felice. Però non bisogna abusare della solidarietà europea.