L'architettura tra Italia e Giappone

A Roma in una mostra affinità e divergenze fra Radicali e Metabolisti

Giovanni Terzi

Come celebrare l'anniversario dei 150 anni delle relazioni tra Giappone e Italia se non ripercorrendo due fondamentali fenomeni dell'avanguardia architettonica dei due paesi come i Metabolisti in Giappone ed i Radicali in Italia? Questo progetto espositivo si è sviluppato da uno studio comparativo iniziato nel 2014 e condotto da Rita Elvira Adamo, una giovane studentessa di architettura della London Metropolitan University, che ha confrontato le opere degli architetti radicali italiani degli anni '60-'70, con progetti selezionati realizzati da architetti contemporanei giapponesi. La mostra Architetture invisibili: movimenti architettonici italiani e giapponesi degli anni '60-'70 che apre a Roma il 18 gennaio al Museo Carlo Bilotti è un percorso didattico su larga scala, una ricerca composta da due fasi complementari. La prima fase, all'interno di un'apposita struttura storiografica, evidenzia la vicinanza culturale tra le proposte concettuali dei radicali italiani e le esperienze teoriche del metabolismo giapponese. La seconda fase, la più comparativa, ha l'intento di mostrare come le idee sviluppate durante una fase di ricerca breve ma prolifica fossero affrontate, e talvolta adottate, da generazioni più giovani di architetti giapponesi e italiani del XXI secolo. Poiché l'esposizione punta a mostrare affinità e divergenze tra i due gruppi, la selezione compiuta di architetti italiani e giapponesi focalizza l'attenzione sul contesto storico e sociale. Ambiente, tecnologia ed abitare saranno quindi le aree per un confronto tra due nazioni solo apparentemente lontane ma culturalmente vicine.