L'arte cubana tra Bosch e la Vergine del rame

Alla vernice anche Gianluca Mech nell'insolita veste di storico della cultura caraibica

L'occasione è la vernice della mostra dedicata a Roberto Fabelo nella Sala Vasari del romano Palazzo della Cancelleria. Persistencia, il titolo della mostra, propone quaranta lavori concepiti come racconto fiabesco della cultura popolare cubana attraverso echi della grande tradizione figurativa che spazia da Hieronymus Bosch e Velàzquez, fino a Goya. Un'occasione che Gianluca Mech, il celebre inventore della dieta tisanoreica, non si è lasciato sfuggire. Da sempre appassionato cultore della cultura caraibica, Mech ha voluto cogliere l'occasione per donare all'ambasciatore cubano presso la Santa Sede, Jorge Quesada Concepción, intervenuto all'inaugurazione della mostra, una copia della sua ultima fatica. «Si tratta - spiega lo stesso Mech - del frutto di una ricerca durata due anni, cui ha collaborato anche la studiosa cubana Olga Portuondo». Cobreros (cercatori di rame), così si intitola il saggio, racconta la storia lunga tre secoli degli schiavi importati dall'Africa (i bazelos) e utilizzati per le miniere di rame. La schiavitù e il cibo sono elementi portanti della cultura popolare cubana e Mech, anche attraverso le opere dello stesso Fabelo, coglie alcuni interessanti parallelismi. «Nel libro raccontiamo, ad esempio, come è nato il celebre santuario della Vergine del Cobre - racconta Mech -. Questa cattedrale, è divenuta nel corso del tempo il centro della vita collettiva degli schiavi. È da lì, dal loro riconoscersi e confrontarsi e ritrovarsi in una comune fede che è nato il movimento di emancipazione». E secondo Mech questa emancipazione ricorda in maniera puntuale l'altra emancipazione, quella che con il suo lavoro di dietista porta avanti da anni con successo. «In fondo il cibo è o può essere una schiavitù - spiega -. Già nel riconoscersi vittime di questa schiavitù e nel confrontare la propria debolezza con altri, si fa un grande passo verso l'emancipazione». Osservando da vicino le opere di Fabela, Mech suggerisce due diversi livelli di soggezione. «La prima è psicologica - spiega - In fin dei conti agli schiavi di Cuba gli spagnoli non davano altre possibilità. Gli si faceva credere che erano nati schiavi e che quella fosse una condizione naturale. E la stessa cosa avviene con il cibo. La sudditanza che si ha nei confronti di quello che viene chiamato junk food, almeno per le fasce più povere della popolazione, viene considerata una cosa naturale. Tanto che una mamma non si preoccuperebbe minimamente di cogliere la differenza tra un bicchiere di latte e uno di aranciata industriale». «Poi esiste un secondo livello - aggiunge - dove le catene sono fisiche. Come quelle che bloccavano i primi ribelli così oggi nel cibo mettono troppo zucchero, sale e soprattutto sciroppo di glucosio».

Per fortuna, conclude, esiste l'arte: fa riflettere e ci cambia l'umore senza farci mettere in bocca niente.