Alla libertà serve la religione Parola di Strauss

Uno dei grandi problemi della modernità - stiamo parlando naturalmente dell'Occidente - è rappresentato dalla secolarizzazione e dalla generale tendenza volta ad espellere la religione dalla sfera pubblica e persino da quella privata. Esce ora, a cura a cura di Raimondo Cubeddu e Marco Menon, un'importante raccolta di saggi di Leo Strauss che a questo proposito, fin dagli anni Trenta del secolo scorso, ha fornito fondamentali riflessioni sul tema: Scritti su filosofia e religione (Edizioni ETS, 2017, pagg. 274, euro 25). Strauss, nato in Germania nel 1899, fuggì dalla Germania nazista ed emigrò negli Stati Uniti, dove morì nel 1973. Insegnò prima a New York e poi a Chicago, ed è considerato uno dei più importanti ed influenti filosofi politici del Novecento.

Secondo Strauss il tentativo di «ateizzare» la società non può che portare al caos o a un incontrollato incremento della coercizione politica; situazione che, in generale, sfocia quasi sempre nel nichilismo o in una divinizzazione del potere: in tutti i casi in una diminuzione della libertà. Egli argomenta come sia difficile fare a meno del sentimento religioso, per cui anche il progetto di trasformarlo in un'etica civile è destinato a poca fortuna, tanto più se questo suo uso politico si risolve in quei tipici «surrogati» quali sono state le ideologie totalitarie del XX secolo. Dunque, per quante critiche si possano rivolgere alla religione, e per quanti danni essa possa aver prodotto, sembra impossibile, a suo giudizio, farne a meno perché la condizione umana è segnata dall'incertezza, mentre gli uomini per vivere hanno bisogno di certezze. Naturalmente, come opportunamente mostra Menon nella sua ampia Introduzione, Strauss non intende porre la religione a fondamento della società. Ciò ben si mostra nei saggi qui tradotti che riguardano la critica della religione in Hobbes e la sua importanza per l'Illuminismo, il rapporto tra Atene e Gerusalemme, la reciproca influenza tra teologia e filosofia e l'interpretazione del Genesi e dell'Eutifrone di Platone. Per Strauss, la storia dimostra la superiorità degli antichi rispetto ai moderni perché indica un segno molto diverso della libertà. L'età antica era fondata sulla filosofia classica secondo la quale esiste un ordine naturale e una gerarchia di valori perenni. Questi fungevano da sfondo per la riflessione della filosofia politica sul miglior ordine politico. L'insegnamento dei classici, pervaso di saggezza e di moderazione, è convissuto per secoli con la Rivelazione biblica. La convivenza conflittuale tra la filosofia e la teologia ha dunque costituito la struttura portante dell'intero Occidente. La civiltà occidentale, infatti, diversamente da altre, ha mantenuto la tensione permanente tra queste due polarità, Atene e Gerusalemme, impedendo che l'una prevalesse sull'altra. In tal modo, ha interpretato l'intima verità della natura umana, che non può risolversi in un'esperienza solo religiosa o solo terrena; ed è stata questa dualità che ha costituito la caratteristica principale dell'Occidente.