Il libro che difende il "jihad di classe" nella Francia divisa

Mentre è stato assegnato il Pen, fa discutere "Qui est Charlie?". Per l'autore l'unità dopo la strage è una "impostura" dei ricchi bianchi contro una "minoranza" di poveri islamici

Non siamo tutti Charlie Hebdo . Era un'evidenza già a gennaio quando nonostante la manifestazione di Parigi c'era già chi iniziava a fare dei distinguo. Lo è diventato ancora di più quando all'interno del Pen Club sei scrittori, Tajye Selasi, Michael Ondaatje, Peter Carey, Francine Prose, Teju Cole e Rachel Kushner, si sono apertamente dissociati dalla scelta del Pen American Center di premiare «per il coraggio della libertà di espressione» la rivista. A loro si è poi unita anche Joyce Carol Oates. E dire che il Pen della libertà di espressione ha fatto una bandiera.

Ora ad incendiare le polveri nella stessa Francia arriva un libro del sociologo e demografo francese Emmanuel Todd. Nel saggio Qui est Charlie? che sarà nelle librerie d'Oltralpe da domani, spara a zero sullo spirito unitario delle manifestazioni dell'11 gennaio, quando 4 milioni di francesi scesero in piazza per solidarizzare con i morti di Charlie Hebdo e difendere la libertà d'espressione. Todd, che ha largamente anticipato i contenuti del testo in una intervista rilasciata a Le Nouvel Observateur e nei passaggi televisivi, sostiene che si è trattata di una «vera e propria impostura». Secondo lui quella che è andata in scena è stata in realtà una forma di lotta di classe, mascherata da quella che Marx chiamava falsa coscienza, peggio un «lampo totalitario». Per Todd si sono riuniti come «sonnambuli» per difendere il diritto a irridere Maometto, «il personaggio fondamentale di un gruppo debole e discriminato». Non bastasse non gli va giù, statistiche alla mano, che «siano state le regioni meno repubblicane nel passato che più hanno manifestato per la laicità: bisogna confessare che è strano». Insomma, sarebbe stata una manifestazione borghese contro il «proletariato» islamico: «C'è stata una supermobilitazione delle categorie medie e alte della società, in particolare nelle zone più cattoliche della Francia». E ancora: «La neo repubblica è questo oggetto sociopolitico strano che continua ad agitare questi giocattoli grandiosi della libertà, dell'uguaglianza che hanno reso la Francia celebre... proprio mentre il nostro Paese è diventato inegualitario, ultraconservatore e chiuso». Persino che l'integralismo islamico sia una minaccia per gli ebrei gli sembra dubbio. «Non posso accettare l'idea... che l'islam per natura sia pericoloso per gli ebrei. Esiste solo un continente in cui gli ebrei sono stati massacrati in massa: l'Europa».

È immediatamente esplosa la polemica. Da sinistra ha aperto il fuoco il quotidiano Libération che aveva titolato in occasione della manifestazione dell'11 gennaio: «Noi siamo un popolo». Il direttore del giornale Laurent Joffrin gli ha risposto: «Era una manifestazione fraterna, c'erano cattolici, veterocattolici, laici e musulmani... La manifestazione era tutt'altro che antimusulmana. Il messaggio era chiaro: siamo tutti parte di una comunità nazionale che è Repubblicana». Da destra ha aperto il fuoco Le Figa ro dando spazio all'ultra cattolico blogger Erwan Le Morhedec che si era schierato a difendere Charlie . Il metodo di analisi di Todd? «Ragiona come un martello per cui qualunque problema è un chiodo». L'accusa più irricevibile? «Che per i cattolici libertà ed eguaglianza non siano un valore. Lo sono a partire dagli scritti di San Paolo». Invece Maurice Szafran e Alain Finkielkraut se la sono presa soprattutto con L'Observateur per aver pubblicato le tesi di Todd senza contraddittorio: «Un vero tappeto rosso!». Tanto più che secondo Finkielkrault, come spiegava proprio al Giornale , «la manifestazione dell'11 gennaio è stato un grande momento di reazione popolare e di soprassalto nazionale. I francesi hanno detto che la Francia non è negoziabile... Purtroppo gli abitanti dei cosiddetti quartieri popolari, cioè i quartieri d'immigrati o figli d'immigrati, non hanno partecipato a quella manifestazione».

Quanto alla redazione di Charlie Hebdo il disegnatore Patrick Pelloux ha liquidato così la faccenda: «La mette sul piano delle classi sociali, come se facendo delle caricature su Maometto andassimo contro quelle più povere, dove i musulmani sono più presenti. È assurdo».

Commenti
Ritratto di Andrea B.

Andrea B.

Mer, 06/05/2015 - 13:06

Brevik è sicuramente un assassino, ma folle no: i bersagli, nell'inthelligenzia rossa amica dell'islam, sono stati accuratamente scelti.