L'incantesimo della pittura fra sogni, incubi e risvegli

Occultismo, teosofia, esoterismo, sette... A Rovigo un percorso dal Simbolismo alle Avanguardie

La strega, di Luis Ricardo Falero

nostro inviato a Rovigo

Ssssssshhh... Silenzio. Mettete a tacere la voce della ragione - nulla è più irrazionale dell'arte - e lasciate che sia l'inconscio ad aprirvi la mente e gli occhi. Si alza il sipario, il velo si abbassa. Fate attenzione, e guardatevi attorno. Sarete pochi: il percorso è soltanto per iniziati.

Si inizia col dio egizio Horus, custode della Sapienza. Il suo gesto simbolico - il dito davanti alla bocca a sigillare le labbra - rimbalza da un'opera all'altra, qui all'entrata, tra sfingi mute e donne velate: ecco il dipinto Il silenzio (1900) di Giorgio Kienerk, ecco il carboncino su carta col Parsifal (1890) di Jean Delville, ecco l'acquerello Angelo di speranza (1895) di Carlos Schwabe... Iniziazione, enigmi e simboli.

Dal simbolismo alle avanguardie storiche, fra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, sul crinale di due secoli, a cavallo di scope e creature volanti, il pensiero magico-esoterico ha incantato tutte le arti figurative. È il grande sabbah dell'Europa, influenzata dalle dottrine ermetiche, l'occulto, il sogno, l'inconscio... Odilon Redon e Sigmund Freud sono solo a una pennellata di distanza. Ed ecco a voi, «sotto 'l velame de li segni strani», la prima mostra italiana che indaga il segreto rapporto fra «Arte e magia» aperta da oggi a Palazzo Roverella di Rovigo (fino al 27 gennaio). La bellezza, a volte, è perversa, misterica e fantastica.

Bellissima, misterica e perversa, curata da Francesco Parisi, dieci sale su due piani, 220 opere (fra dipinti, sculture, incisioni, litografie e libri d'artista), due anni di lavoro, costo di un milione di euro (tutti della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo), luci soffuse e pareti che trasmutano dal blu notte al carminio, la mostra emana un'atmosfera fortissima, e sensazioni innaturali. Occultismo fin de siècle e oscure demonolatrie. È vero: il sonno della ragione genera mostri, ma gli incubi dell'uomo possono generare mostre curiosissime.

Tra il 1860 e gli anni immediatamente successivi al primo conflitto mondiale - mentre I grandi iniziati di Alfred Schuré diventa un best seller mondiale e il Male imperversa sghignazzando fra trincee e campi di battaglia: sangue e orrori - la civiltà europea, dalla Francia e dal Belgio soprattutto, e poi la Germania e l'Italia, cadde sotto il fascino inquieto dell'esoterismo. Le religioni orientali, le dottrine teosofiche di Madame Blavatsky, le teorie antroposofiche di Rudolf Steiner fanno presa sulle menti degli scrittori e dei filosofi più brillanti, e sulle fantasie degli artisti.

Eccoli. Sono nomi famosi - qui ci sono anche Klee, Munch, Mondrian - e altri sconosciuti, o quasi. Molti pezzi non sono mai arrivati prima in Italia. Paul Ranson, Felicien Rops, Carlos Schwabe, Frantisek Kupka, il nostro (livornese) Gabriele Gabrielli... Se si devono scegliere tre capolavori, il curatore Francesco Parisi ha un momento di incertezza, poi ci porta a vedere Tre donne e tre lupi (1892) di Eugéne Grasset, la scultura preraffaellita Lamia (1900) di George Frampton e l'inquietante Piet Mondrian con la sua Fila di undici pioppi (1908).

Tutti in fila, i temi e titoli delle opere in mostra raccontano un mondo altro, ultra-terreno e ir-razionale: la Madonna di onice verde, L'inizio della creazione, templi e altari, allusioni e linguaggi iniziatici, architetture fantastiche (vi perderete nella sala degli architetti iniziati), idoli neri e armonie celesti, messe nere, boschi magici e foreste, ma eccoci nel Salon de la Rose Croix, la grande esposizione collettiva che Joséphin Péladan, strana figura di pittore e esoterista, fondatore del culto devoto «alla settima ferita di Cristo», organizzò a Parigi tra il 1892 e il 1897 (vi parteciparono anche les italiens, come Gaetano Previati). E poi, ancora: incantesimi, mostri, La preghiera della luce, crepuscoli e fuochi sacri. Una sala è dedicata al Monte Verità, la comunità di anarchici, vegetariani rifugiati politici e teosofi che si creò a inizio del Novecento sopra ad Ascona, in Svizzera, sul lago Maggiore: un luogo in cui si incontravano tutte le fantasie religiose del mondo, si praticava il nudismo e si pregava la Madre Terra. E per alcuni il passaggio dal saluto al Sole al nazismo esoterico fu molto naturale... A proposito di comunità di hippie sessant'anni prima degli hippie: in un angolo, al piano di sotto, c'è anche una piccola tela del pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach, che pochi eletti avranno ammirato nella certosa di Capri e gli spettatori più intellettuali avranno riconosciuto dentro l'ultimo film di Mario Martone, Capri-Revolution. A pensarci, «Arte e magia» è una mostra es(s)oterica: pensata per pochi, ma aperta a tutti.

Una mostra così misterica e così pop che spazia dalle opere di Julius Evola (che fu filosofo e pittore) al ritratto, firmato da un discepolo, del famigerato mago Aleister Crowley (che si affacciò anche sulla copertina dell'album Sgt. Pepper's dei Beatles), passa dalla meravigliosa Strega (1882) di Luis Ricardo Falero (a cavallo di una scopa al contrario, manifesto simbolo sessuale) agli echi delle favole Disney, parte dal sincretismo orientale che inglobava anche le sfingi egizie (Ex Oriente Lux) e arriva fino al mercante d'arte Siegfried «Samuel» Bing il quale fondò a Parigi la galleria «L'Art Nouveau» - dando così il nome a un'epoca e a uno stile - ma intanto pubblicava anche calendari satanici... e qui, nella teca là in fondo, ce n'è una copia. Ma ormai, da lì a poco, le sedute spiritiche, i vampiri e persino la Psyche sarebbero diventate di moda. Gli iniziati si erano scoperti essere la massa. Eravamo usciti dalle oscurità del passato, cominciava la luminosa modernità. O così ci piace credere.