L'Italia candida all'Oscar il film sul ragazzo rom (prodotto da Scorsese)

La pellicola è piaciuta molto ai critici e molto meno al pubblico: solo 70mila euro di incassi

«A Ciambra di Jonas Carpignano è un film bello e commovente. Entra così intimamente nel mondo dei suoi personaggi che hai la sensazione di vivere con loro». Chissà se questo importante endorsement di Martin Scorsese abbia influito sulla scelta di questo titolo come rappresentante dell'Italia da indicare all'Academy hollywoodiana per l'eventuale inserimento prima nella lista ristretta e poi nella cinquina per il miglior film in lingua non inglese che sarà annunciata il prossimo 23 gennaio mentre la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà a Los Angeles il 4 marzo. L'anno scorso purtroppo un'altra raccomandazione di peso come quella di Meryl Streep non ha portato fortuna a Fuocoammare di Gianfranco Rosi.

Per la verità tra i 14 film italiani che si sono autoproposti non c'era un titolo oggettivamente favorito per piacere alla ristretta cerchia interna ai giurati dell'Academy statunitense. Forse Fortunata di Sergio Castellitto (arrivato secondo nella votazione finale) che, ricordiamo, è uno dei pochi film italiani ad aver superato i due milioni d'incasso al botteghino, poteva fare breccia nell'immaginario che gli americani hanno del nostro Paese - Jasmine Trinca un po' Mamma Roma - oppure L'equilibrio di Vincenzo Marra sulla malavita campana e il martirio di un sacerdote oppure ancora Sicilian Ghost Story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia.

Mentre è un po' più ardito pensare, al di là dei gusti personali e della qualità oggettiva di alcuni di essi, che avrebbero avuto più speranze Cuori puri di Roberto De Paolis, Una famiglia di Sebastiano Riso, Gatta cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone, Ho amici in paradiso di Fabrizio Maria Cortese, L'ora legale di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, L'ordine delle cose di Andrea Segre, La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu, La tenerezza di Gianni Amelio, Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, La vita in comune di Edoardo Winspeare.

Nessuno di questi film è, per ovvie ragioni, comparabile a La grande bellezza di Paolo Sorrentino che è stato l'ultimo italiano a vincere l'Oscar come miglior film straniero nel 2014, mentre è molto agguerrita la folta pattuglia dei film candidati dalle altre nazioni.

Bene ha fatto dunque a candidare per il nostro paese A Ciambra di Jonas Carpignano la commissione di selezione dell'Anica (quest'anno resa nota solo contestualmente al titolo scelto e non prima come avveniva quando non era presidente Francesco Rutelli) composta da Nicola Borrelli, Cristina Comencini, Carlo Cresto-Dina, Felice Laudadio, Federica Lucisano, Nicola Maccanico, Malcom Pagani, Francesco Piccolo.

A Ciambra, presentato nella sezione Quinzaine des Réalisateurs del festival di Cannes è uscito a fine agosto al cinema con un magro incasso di 70mila Euro (nonostante sia considerato da molti critici tra i migliori film italiani di quest'anno), rispecchia fedelmente il modo di lavorare di questo regista trentatreenne, nato a New York da madre afroamericana con origini caraibiche e padre torinese vissuto a Roma, che ha scoperto il cinema degli amati Visconti, Bertolucci, Rossellini e De Sica grazie al nonno paterno sposato con la sorella di Luciano Emmer. Carpignano si è immerso, vivendoci, nella Ciambra, una piccola comunità rom nei pressi di Gioia Tauro, nella Calabria dove si concludeva il viaggio dei migranti del suo bellissimo film d'esordio di due anni fa, Mediterranea, visibile in questi giorni a Roma al Nuovo Sacher di Nanni Moretti.

Protagonista è Pio Amato (presente nel corto omonimo del 2014 e anche nel film precedente del regista) un quattordicenne cresciuto in fretta che è uno dei pochi a riuscire a dialogare tra le varie realtà del luogo: gli italiani, gli immigrati africani e i membri della comunità rom.

«Ho già festeggiato fino all'alba con i miei zingari, abbiamo bevuto, ballato la tarantella, portato in processione i santi Cosimo e Damiano: è una festa importantissima qui in Calabria e non me la perdo ormai da quattro anni», ha detto il regista a cui Martin Scorsese, pure produttore esecutivo del film, ha mandato gli auguri: «Tifa per me e speriamo aiuti questo film nel suo lungo percorso tutto da cominciare».