Da Lotto a Guercino: tutte le opere segrete di Vittorio Sgarbi

Così Vittorio si convinse, grazie al collezionista Mario Lanfranchi e ad altri, che era più divertente raccogliere quadri e sculture

Vittorio Sgarbi apre le porte del suo tesoro segreto, una straordinaria raccolta d'arte. Conoscevamo Sgarbi come brillante storico e critico, ma non come collezionista. E ora questo nuovo volto emerge ricco e originale. In un silenzio trentennale Sgarbi ha accumulato oltre 4mila opere d'arte dal XIII secolo a oggi, tenute nascoste nelle stanze della sua casa a Ro Ferrarese. Adesso ha deciso di farli vedere e raccontarli per la prima volta, in Italia, in una grande mostra nelle Marche, a Osimo (Palazzo Campana, 18 marzo-30 ottobre): Lotto Artemisia Guercino. Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi.

Oltre 150 dipinti, sculture, disegni, dall'inizio del 500 alla fine dell'800, selezionati dalla raccolta, delineano una «complessa geografia artistica», spiega Pietro di Natale, curatore della rassegna. Ma soprattutto rappresentano Vittorio Sgarbi, la sua personalità, il suo gusto. Dice Sgarbi: «Una collezione è storia di occasioni, di incontri, di scoperte... È cercare ciò che non c'è, in cui ti imbatti, senza regole o programmi». È un innamoramento, che ti fa impazzire e dire quell'opera «è mia, la compro, la voglio a tutti i costi». Come gli è successo nel 1984, nello studio di un antiquario veneziano, Ettore Viancini, di fronte a una Sibilla del pittore ferrarese Carlo Bonomi, quando pur di avere quell'opera, 10 milioni di allora «feci un assegno scoperto, caricai l'opera sul tetto dell'automobile e me la portai a casa». La studia e scopre la provenienza dall'Oratorio ferrarese della Scala.Come e quando è affiorato lo spirito collezionistico di Sgarbi? Con i libri rari negli anni '70/'80.

Ma poi Vittorio si convince, grazie al collezionista Mario Lanfranchi e ad altri, che era più divertente raccogliere quadri e sculture. Smette di «guardare le opere d'arte come beni spiritualmente universali ma materialmente indisponibili». Comincia il corteggiamento e la caccia alle opere. Tra le prime acquisizioni, nel 1983, il San Domenico di Niccolò dell'Arca. «Soltanto un miracolo poteva farmelo incontrare, dopo averlo visto dieci anni prima» . Colleziona in modo «rapsodico, personale», estroso, senza un ordine prefissato. Il risultato è affascinante. Si incontrano artisti famosi, Lorenzo Lotto, Guercino, Cola dell'Amatrice, Jusepe de Ribera, Guido Cagnacci e tanti altri, ma anche più silenziosi, nascosti. Se è nota la Cleopatra di Artemisia Gentileschi, del 1620 circa, trovata in una casa romana nei primi anni '90, una sorpresa è la Bottega dell'artista, un olio su tela del lucchese Pietro Paolini del 1650 circa. Di Guercino c'è un magnifico Ritratto del legale Francesco Righetti, acquistato da Sgarbi nel 2004. Un altro pezzo esposto, di eccezionale qualità, ma dalla storia sofferta è l'Allegoria del tempo, firmata, di Guido Cagnacci. Le sorprese sono davvero molte. Come mai Sgarbi ha tenuta segreta la collezione? Perché molte città non l'hanno voluta esporre. Adesso Osimo offre una grande occasione, nella speranza, sottolinea Sgarbi, che «la raccolta trovi una degna collocazione pubblica, permanente e gratuita».