L'ultimo mostro di Stephen King è un «Outsider»

Luca Crovi

I mostri esistono e bisogna averne paura. Stephen King è stato consapevole di ciò fin da quando pubblicò il suo romanzo di debutto Carrie nel 1974. Cosa poi siano esattamente i mostri e come dobbiamo difenderci è un tema che lo scrittore americano ha declinato in maniera articolata in storie molto diverse fra loro. I mostri possono assumere forma umana ma anche non umana, ed è difficile per noi ammettere la presenza quotidiana di certi esseri nella nostra vita, come ci conferma Stephen King nel suo thriller The Outsider (da oggi in libreria, Sperling & Kupfer). Per combattere il male bisogna essere disposti a compiere sofferenze indicibili. Protagonisti principali di questo libro, nerissimo e cupissimo, sono Terry Maitland (insegnante di inglese e allenatore della Little League di Flint City) e il detective Ralph Anderson. Il primo viene indagato e arrestato dal secondo perché sospettato di avere violentato e ucciso un ragazzo. Ad accusarlo del fatto sono testimonianze oculari, impronte e soprattutto il reperimento del suo Dna. King ricostruisce nel dettaglio qual è l'iter giudiziario e investigativo che porta alla cattura di un mostro. Racconta indizio dopo indizio, interrogatorio dopo interrogatorio come Anderson sia arrivato a ipotizzare la colpevolezza di Maitland. Ma qualcosa non funzionerà nelle sue ipotesi. Poco per volta altri testimoni e altre prove indiziarie sembreranno dimostrare che al momento dell'omicidio Terry Maitland si trovava in un altro luogo.

Qual è la possibilità di fallire di certe prove giudiziarie? Fino a che punto si deve mantenere vivo il concetto di presunzione di innocenza degli indagati? King spietatamente e lucidamente mostra come il sistema giuridico americano sia stato in alcune occasioni fallace e abbia mandato a morte innocenti o abbia assolto colpevoli sulla base di presupposti che non erano affidabili. Ma le sue argomentazioni non finiscono qui. Se il legame fra Maitland e la giovane vittima fosse legato a qualcosa di ben più terribile? Se il segreto di quello che è successo fosse da indagare fra le pareti di alcune grotte di Marysville in Texas? E se il male e l'identità del mostro fossero celate dietro a quelle di un'entità come El Cuco, che da secoli i messicani sostengono essere un terribile Uomo Nero assetato di sangue? Tutto questo ci rimanda al titolo dell'opera di King The Outsider, che si potrebbe tradurre come l'«Estraneo» o l'«Intruso». L'ipotesi che possa esistere una creatura capace di nutrirsi del dolore della gente è davvero spaventosa e King infatti aveva già dato questa caratteristica ai vampiri psichici da lui raccontati fra le pagine di Doctor Sleep. E se poi l'Estraneo potesse assumere svariate forme fisiche come il clown Pennywise protagonista di It, la dimensione del terrore non potrebbe che aumentare. Più il racconto di Stephen King prosegue e più la paura aumenta nei lettori, portandoli a credere che quello che stanno leggendo sia davvero accaduto o possa accadere. Perché la metà oscura è più vicina alla realtà di quanto ci si possa immaginare.