La lunga storia della Rosa fiore eterno

«Rose is a rose is a rose is a rose», scriveva Gertrude Stein in Sacred Emily. Aveva ragione, le cose sono ciò che sono, spesso sono indicibili. Però quanto alla rosa di cose ne dice molte Claudia Gualdana in Rosa. Storia culturale di un fiore (Marietti 1820, pagg. 186, euro 18), libro che verrà presentato oggi (dall'autrice con Davide Brullo) al Museo di storia naturale di Milano (12.30) all'interno di Book City.

Come spiega Gualdana la Rosa non è solo un fiore, ma uno degli oggetti con maggiore valore simbolico di tutta la nostra cultura, quasi un archetipo della coscienza collettiva. Così come il loto è simbolo dell'Oriente il flos florum è il simbolo dell'Occidente. Il loto fluttuante ricorda l'impermanenza e la metempsicosi. La rosa è ben radicata e irta di spine, è la bellezza armata, dura a morire, difficile da raggiungere.

Il culto di questo fiore parte nell'antichità greca. L'isola di Rodi era Rodhon (l'isola delle rose) e la pianta era sacra ad Afrodite. Fin da Omero la rosa è simbolo di ciò che è bello come l'aurora che è rhododaktilos (con dita di rosa). L'amore dei greci per la pianta venne immediatamente trasmesso ai romani. Il fiore inizia a pullulare nei loro giardini patrizi. La varietà più bella è coltivata a Paestum, fiorisce due volte l'anno e se ne fa un uso enormemente vario. Guanciali di petali, infusi, decotti, profumi. Anche unguenti che si credeva preservassero i cadaveri dalla putrefazione.

La rosa all'inizio piace meno ai primi cristiani che le preferiscono il più umile e meno sensuale giglio. Ma il destino di gloria di questo fiore era tutt'altro che concluso.

Sopravvive nell'hortus conclusus dei monasteri grazie alle sue virtù terapeutiche. Poi viene riscoperta la sua sacralità a partire dall'Hortulus di Valafrido Strabone che ricomincia a chiamarla flos florum. E la rosa diventa simbolo di salvifico martirio. Nelle chiese spuntano magnifici rosoni e quello che reciteranno gli umili sarà il rosario, una metaforica ghirlanda di rose dedicata alla Madonna. L'amore pagano glorificato da Afrodite si trasforma in simbolo mistico cristiano.

Queste sono solo alcune delle vicende della rosa che racconta Claudia Gualdana che accompagna il fiore sino al Novecento e a Giorgio Caproni passando per Dante e per tutte le diramazioni della nostra cultura. Pregevole anche l'antologia poetica posta alla fine del volume.

Ovviamente nessuna ambizione di completezza, la rosa compare in un numero sterminato di componimenti. Ma alcuni dei migliori da Boiardo a Govoni ci sono.