Il manifesto antifascista di Croce uscito su «Il Popolo» di Sturzo

Giancristiano Desiderio

Il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce fu pubblicato il 1º maggio 1925 su Il Mondo di Giovanni Amendola. La storia è nota: fu Amendola con una lettera del 20 aprile a invitare Croce a scrivere una risposta al Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile e il filosofo, trovando opportuna l'idea, si mise subito all'opera: «Abbozzerò oggi stesso una risposta, che a mio parere, deve essere breve per non far dell'accademia e non annoiare la gente». Croce scrisse e Amendola pubblicò sul suo giornale. Infatti, quando si cita l'Antimanifesto, si dà per scontato che sia apparso il 1º maggio in esclusiva su Il Mondo. Anche la recente pubblicazione dell'editore torinese Aragno che ha unito i due scritti dei due filosofi prima amici e poi nemici - 1925. I due manifesti - cita come unica fonte il giornale amendoliano. In realtà il Manifesto degli intellettuali antifascisti fu pubblicato in quella stessa data anche da Il Popolo, il quotidiano dei Popolari di don Luigi Sturzo diretto da Giuseppe Donati. La segnalazione di questa rarità proviene dalla Libreria Il Castello di Solopaca diretta da Giuseppina Casillo e Salvatore d'Onofrio.

Il quotidiano popolare pubblicò il testo di Croce in apertura della terza pagina con questo titolo: «La replica degli intellettuali non fascisti al manifesto di Giovanni Gentile». Seguivano tre colonne di testo e in coda le firme delle prime adesioni che risultano essere le stesse pubblicate da Il Mondo. Per ricordarne alcune: Giovanni Ansaldo, Emilio Cecchi, Guido De Ruggiero, Luigi Einaudi, Leonardo Bianchi, Giustino Fortunato, Matilde Serao, Luigi Salvatorelli, Rodolfo Mondolfo. Tuttavia, nel citare il Manifesto si menziona di solito unicamente Il Mondo. Il motivo è semplice: le copie del quotidiano di Donati e Sturzo, che dopo il delitto Matteotti avviò una puntigliosa campagna stampa inchiodando Mussolini alle sue responsabilità, venivano sequestrate dal governo e oggi sono una rarità.

Una rarità che fa la differenza per studiosi e ricercatori e fa capire meglio sia il senso della risposta di Croce e Amendola al testo di Gentile, sia il ruolo svolto proprio dalla stampa cattolica e dalla figura di Luigi Sturzo. Il Popolo, del resto, ebbe vita breve: il primo numero uscì il 5 aprile 1923 e l'ultimo il 18 novembre 1925. In mezzo ci sono sia l'esilio di Sturzo, prima a Londra poi a Parigi quindi a New York, sia quello del direttore Donati che dovette lasciare la guida del giornale il 13 giugno 1925. Un mese dopo, il 22 luglio 1925, Il Popolo, a seguito dell'ennesimo sequestro e della censura di un'intervista con il sacerdote di Caltagirone, riportava il numero dei sequestri subiti fino ad allora: sessantaquattro. Si può capire, dunque, perché le copie del giornale del Partito popolare siano rare.