Marce, torture, massacri, esilio Le memorie della piccola Loung

Ha raccontato la sua storia come quando l'ha vissuta, a 5 anni

Seba Pezzani

Si può individuare il momento in cui l'ideologia si trasforma in follia collettiva? Per primo hanno ucciso mio padre (Piemme, traduzione di Sara Puggioni, pagg. 330, euro 18,50) cerca di farlo attraverso il semplice, talvolta quasi infantile racconto di Loung Ung, cinque anni di età al momento della salita al potere dei Khmer rossi in Cambogia. La storia è nota. Il 17 aprile del 1975, i Khmer rossi fecero il loro ingresso nella capitale Phnom Penh, tra due ali di folla acclamante, imponendo un nuovo ordine basato sul terrore e il completo sovvertimento dell'ordine esistito fino a quel momento: un socialismo agrario ridicolmente utopico che avrebbe dovuto rimpiazzare le bassezze e la corruzione del governo di Lon Nol, ex-ministro della Difesa del deposto governo del principe Sihanouk, ultimo esponente della nomenclatura coloniale, lasciato al potere dai francesi dopo aver abbandonato la Cambogia al suo destino indipendente.

I Khmer rossi, guidati dal loro leader storico Pol Pot, cacciarono dalle città tutti gli abitanti di cui si sospettasse una vicinanza al governo deposto e un livello di istruzione medio-elevato, in quanto rappresentanti di quel mondo che la folle ideologia marxista Khmer avrebbe voluto spazzar via. Ecco che, oltre alle marce estenuanti delle centinaia di migliaia di persone costrette a raggiungere le campagne, iniziarono le prime violente purghe, con l'esecuzione sommaria di tutti gli esponenti dell'apparato burocratico del vecchio regime e con l'imposizione dei lavori forzati nei campi. Loung Ung, in quanto figlia di un ex-alto funzionario del governo di Lon Nol, ebbe la vita sconvolta dal nuovo status quo. Con una prosa volutamente elementare, per dare la sensazione che a raccontare questa storia drammatica sia la scrittrice all'età di cinque anni, Loung Ung rievoca le sensazioni provate da una bambina nella condizione di migliaia di altre. L'occhio dell'infanzia è la lente attraverso cui filtrare una storia che, anche a causa del clima politico infiammato di quegli anni in Occidente, stentò ad affiorare in tutta la sua gravità.

In Per primo hanno ucciso mio padre c'è tutto il campionario dei malefici di uno dei regimi più diabolici nella moderna storia dell'umanità: la cancellazione sistematica di ogni traccia della cultura borghese del paese, il lavaggio del cervello, la ripetuta imposizione di umilianti prove fisiche e attitudinali ai cittadini, l'obbedienza cieca all'Angkar, la fantomatica cupola di comando dei Khmer rossi (una sorta di divinità astratta che gli stessi Khmer faticavano a comprendere appieno) e, per finire, il vero e proprio annientamento fisico degli oppositori, veri o presunti che fossero. Poco importa se le vittime dei carnefici Khmer superarono la cifra di uno o due milioni. Loung Ung, dopo che i vietnamiti ebbero sbaragliato la resistenza Khmer all'inizio del 1979, imponendo un governo provvisorio che sarebbe durato fino al 1989, anno del loro definitivo abbandono della Cambogia, trovò asilo negli Stati Uniti, dove risiede tuttora e dove si batte per i diritti umani in campo internazionale.