Marcello Vandelli dipinge l'apparenza e l'essenza

Emanuele Beluffi

Sartre diceva che essenza ed esistenza coincidono: in soldoni, tu sei ciò che fai. Nietzsche da par suo ci insegnava a «diventare quel che si è», mal'essenza è la stessa. Lo sa bene l'artista Marcello Vandelli, che a Roma a Palazzo Velli dal 27 febbraio ci presenta L'Apparenza e l'Essenza, personale a cura di ArtNow media con testo critico di Angelo Crespi e forte di ben 40 opere di grande formato che rappresentano un po' una retrospettiva rigorosamente in vita! Una vita vissuta, quella di Vandelli, intimamente connessa al rapporto arte/vita degli scrittori e degli artisti dell'età romantica, ma attualizzato al nostro secolo. C'è molto Schifano e c'è la Scuola Pop romana, in questo percorso espositivo dove incappiamo in una lunga teoria ricorsiva di silhouette ora colme di nero, ora affogate in un bianco fantasmatico, talaltra pregne di colore uniforme, quasi sussistenti su sfondi fluttuanti à la Chagall. Vandelli artista visionario? Certamente, ma più che al fauvismo padano di un Ligabue (Vandelli è nato a Modena), pensiamo al figurativismo fantastico di quell'Osvaldo Licini con le sue Amalassunte, dai densi richiami onirici e misteriosi. E allora, «che un vento di follia totale sollevi», il nostro Marcello Vandelli...