Mascherato e con la croce. Tutte le fotografie del Bob Dylan meno noto

Le immagini inedite di Jerry Schatzberg raccontano l'eccentrica vita del cantautore

«Come soggetto fotografico, Dylan era il migliore. Bastava puntargli addosso l'obiettivo e le cose semplicemente accadevano. Abbiamo avuto un buon rapporto e lui era disposto a provare qualsiasi cosa». Questo il commento del fotografo Jerry Schatzberg alle centinaia di foto - alcune inedite e altre rarissime - pubblicate nel bellissimo libro Dylan/Schatzberg (Skira, pagg. 262, euro 55). Sono foto del 1965, quando Dylan era uscito dalle cantine del Greenwich Village (dove tra l'altro aveva accompagnato bluesmen come John Lee Hooker) ed era all'apice del successo. Tra Dylan e Schatzberg fu un colpo di fulmine... Il fotografo lo seguiva dappertutto e Dylan gli permise anche di entrare nello studio dove stava registrando l'epico Highway 61 Revisited, che conteneva quella Like a Rolling Stone che cambiò il volto del folk. Inoltre ci sono gli scatti del «making of» di Blonde On Blonde, uno dei dischi più celebri della storia del rock.
Ma non sono solo immagini musicali, anzi, sono momenti di vita, immagini riprese nei bar, insieme agli amici o addirittura in situazioni surreali. Splendide e giocose ad esempio le foto che vedono Dylan in cima a una scala rossa, con la cornetta di un telefono in mano, e il suo amico Bobby Neuwirth che finge di essere il fotografo. «Il secondo personaggio - spiega Schatzberg nel libro - che interpreta il fotografo, era un amico di Dylan, Bobby Neuwirth, il suo difensore che lo proteggeva dal pubblico. Per la prima settimana assunse un atteggiamento piuttosto intimidatorio, ma una volta capito che non ero una minaccia diventammo grandi amici, e scoprii che era pittore e musicista». Storiche anche le foto - in bianco e nero - in cui, con una sigaretta in bocca e un fiammifero in mano, tenta di bruciare un mazzo di chiavi o quelle dove usa le pinze per «aprire» un quadretto che raffigura una donna. «Per la maggior parte erano cose che abbiamo trovato nello studio - racconta Schatzberg - Mi sembra che avessimo disposto la stanza riempiendola di oggetti diversi. Quando gli ho dato il quadro di una donna tutti a chiedersi: Chi è questa donna?. Non lo so, lo sto solo usando sul set. Era appeso al muro, gliel'ho dato, lui l'ha preso e ha iniziato a soffiarci sopra. Cosa aveva in mente? Non lo so, ma sono sicuro che se glielo avessi chiesto te lo avrebbe saputo dire con precisione. Tutte queste cose bizzarre sono il mio modo di dargli qualcosa a cui reagire, e lui di sicuro reagisce! È la mia interpretazione di Dylan».
Chi avrebbe mai pensato di vedere Dylan con indosso una maschera da baseball? Emblematiche le immagini in cui regge una piccola croce, prima poggiata su un asse da stiro, poi brandita in alto con un libro antico nell'altra mano e un gatto nero ai piedi. «All'epoca gli interessava tutto - ricorda il fotografo - Cristianesimo, ebraismo, buddhismo... Sentivo che la croce poteva rappresentare qualcosa che stava cercando di esplorare o sperimentare per scoprire se poteva trovarci qualcosa. Ho messo la croce su un oggetto comune, l'asse da stiro, come per dire che veniamo tutti dallo stesso luogo, ma che attraverso la nostra esperienza di vita, chissà, un giorno potremmo anche essere candidati al Nobel». Profetico.