Maschere, armi, piroghe Il mondo di Hugo Pratt è un museo senza confini

In una grande mostra, fra fumetti e etnografia, l'immaginario (documentatissimo) dell'artista

Ci sono le maschere della Nuova Guinea, gli scudi degli Zulu africani, gli arpioni degli inuit, le piroghe della Nuova Caledonia, i tessuti giapponesi, i vasi della cultura Nazca, le «cravatte» piumate delle popolazioni del Mato Grosso, le boleadoras del Gaucho della Pampa, i copricapo piumati dei pellerossa...

Ci sono le culture e le civiltà di tutto il mondo, dentro il mondo di Hugo Pratt (1927-95), fumettista e scrittore nato per sbaglio a Rimini, morto per caso a Losanna, in realtà veneziano, argentino, americano, europeo... E nel mezzo dell'Europa, alla confluenza del Rodano e della Saona, a Lione, l'avveniristico Musée des Confluences - per un anno intero - dedica una spettacolare e scenografica mostra all'artista italiano, padre-demiurgo di Corto Maltese, fra i maggiori autori di fumetti di tutti i tempi: Hugo Pratt. Linee d'orizzonte (fino al 24 marzo 2019).

Un percorso labirintico senza sale, fra gigantesche riproduzioni di riquadri di fumetti alte fino a 7 metri, decine di pannelli e teche, una stanza circolare stile lanterna magica con video-proiezioni tridimensionali di tutti gli ambienti in cui ha vagato la fantasia di Pratt, dalla giungla alle città d'oro. Ecco tutte le linee dell'orizzonte che confluiscono nella celebrazione di un artista dal segno grafico e dallo stile narrativo inconfondibili: 130 fra tavole e acquerelli originali, cento oggetti «antropologici» e etnografici provenienti dallo stesso museo di Lione e da collezioni private, una gigantesca galleria coi 390 ritratti in bianco e nero dei personaggi creati dal disegnatore-viaggiatore (c'è anche lui stesso), una grande mappa touch screen dell'immaginario prattiano (tocchi un luogo del pianeta e appaiono storie, luoghi, personaggi...). E un'idea originale che distingue la mostra da tutte le precedenti dedicate a Pratt in giro per i cinque continenti: «Mettere a confronto la sua produzione, tavole e disegni, con i manufatti e gli oggetti delle culture e dei popoli che l'hanno ispirata spiega la curatrice Patrizia Zanotti, che iniziò a lavorare con Hugo Pratt a 17 anni, nel 1979, prima colorando le storie, poi occupandosi dei rapporti con gli editori e della gestione del patrimonio artistico del romanziere-disegnatore - per capire quanto fosse preciso e rigoroso il suo lavoro: ogni volta, prima di disegnare anche solo una lancia africana o il trucco di una tribù pellerossa, consultava libri, cataloghi, fotografie. Per dire quanto la sua straordinaria immaginazione fosse molto realistica».

E così - tra fantasia, ispirazione e influenze - si sfoglia la vita e l'opera del «maestro di Malamocco», figlio di due veneziani, britannico d'ascendenza paterna, transitato dall'Etiopia italiana, poi Marò della Xª MAS, finito a lavorare per un editore di Buenos Aires, fino al ritorno glorioso in Europa...

Appena entrati alla mostra ci sono due piccoli monitor in cui scorrono spezzoni di vecchi film a cui Pratt rubò più di un'inquadratura, fra cui Il trono nero con Burt Lancaster (attore che anticipa figurativamente Corto Maltese) o La strega rossa del 1948, in cui John Wayne va alla deriva legato a una zattera, un'inquadratura identica a quella in cui entrerà in scena la prima volta il marinaio più famoso della storia dei fumetti. Subito dopo un omaggio a Milton Caniff (1907-88), il «precursore» che con le sue serie Terry e i pirati (1934) e Steve Canyon (1947) segnò profondamente il senso di suddivisione delle immagini e il ritmo degli scenari del giovane Ugo Prat prima ancora che anglicizzasse il suo nome, ed ecco a voi: Hugo Pratt.

Poi, mentre alle pareti scorrono tavole, disegni e acquerelli originali con le imprese di Corto Maltese e gli altri personaggi avventurosi (Capitan Cormorant, Sergent Kirk...), proprio di fronte ecco gli oggetti reali che si intravedono sulla carta: una piroga con la prua a forma di coccodrillo, teste rimpiccolite della cultura Jivaro, un pugnale dello Yemen, la riproduzione di una testa colossale che appare nella storia M, la città perduta, il West americano e il Canada (i pellerossa, insieme alle Giubbe rosse, furono una sua grandissima passione), persino un gigantesco scafandro russo del 1974... La ballata del mare salato, 1967; Corte Sconta detta Arcana, 1975; Favola di Venezia, 1977; Tropico del capricorno, 1979... Mai il fumetto avventuroso ha raggiunto così alti livelli espressivi.

Gli «orizzonti» di Hugo Pratt sono quelli dei viaggi, delle esperienze, dei soggiorni e dei ritorni che l'artista ha vissuto. Una realtà a cui si aggiunge l'immaginario scaturito dalla letteratura (le sue storie sono impregnate delle pagine di Stevenson, Kipling, Curwood, Melville, Jack London, ma anche di Emilio Salgari), il cinema (si formò sulle narrazioni classiche hollywoodiane), ma anche i reportage, gli incontri ordinari e quelli straordinari...

È il meraviglioso - ma documentatissimo - universo di Hugo Pratt, lo stesso percorso nel '900 dai viaggiatori, i geografi e gli etnologi occidentali: il Grande Oceano (l'Oceania), le Amazzonie, i Popoli del Sole (l'America precolombiana e l'Isola di Pasqua), l'Africa di «Maschere e guerrieri», il «Grande Nord» canadese, «Il tempo degli indiani» (d'America)... La mappa dell'immaginario prattiano è troppo grande persino per un museo.