Una meditazione sul senso dell'amore

Esce il 27 giugno "Tra 5 minuti in scena" con madre e figlia nel ruolo di se stesse

Difficile gestire un sentimento intimo come l'amore tra Gianna, e la madre ultranovantenne ormai al termine della vita, a cui rimane aggrappata nonostante la cecità e l'immobilità, grazie alle cure amorevoli della figlia.

Difficile soprattutto quando il film che descrive questa situazione, Tra cinque minuti in scena, è più vero del vero, in quanto la protagonista, la bravissima Gianna Coletti, e la sua vera madre, Anna, sono se stesse anche nella pellicola. In un delizioso incrocio tra documentario e cinema di fiction, la storia familiare di Gianna si intreccia con le vicissitudini della compagnia teatrale, in estrema crisi, in cui è attrice. I piani narrativi nel film si incastrano, inseguono, si scoprono, grazie anche all'utilizzo di tutte le tecniche di ripresa possibili, dalla documentaristica fotocamera alla più cinematografica pellicola, dal colore acceso al bianco e nero utilizzato per raccontare la mise en scene teatrale. Nonostante questa ricca complessità, il film della regista Laura Chiossone, al suo primo lungometraggio, scorre disincantato provocando nello spettatore commozione e sorrisi e portandolo ad un attimo di meditazione sul senso dell'amore.

Vale la pena di scovare questo film in sala (in uscita il 27 giugno nelle principali città italiane), per rendere omaggio alla scommessa della regista e della produzione di Rosso Film e Maremosso: la scelta di produrre a Milano, a basso budget economico, ma ad alto budget emozionale, merita di essere premiata, come è avvenuto recentemente con l'ottima accoglienza in Italia al BA Film Festival ed in Francia al Festival di Annecy. La regista, orgogliosa di questo film, girato in poche settimane, dice: «La considero un'opera sulla “resilienza”, cioè sulla capacità umana di trovare risorse interiori anche davanti alla difficoltà estreme». L'esperienza con Gianna e Anna Coletti è continuata dopo il film con un blog (www.mammaacarico.com) in cui la figlia attrice e la madre in difficoltà continuano a descriversi con l'aiuto della regista, come se l'esperienza della vita e dei sentimenti non finisse mai, se supportata dal valore della testimonianza. «Volevo parlare della vecchiaia - dice la Chiossone - dell'accompagnamento alla morte attraverso il puro amore: momenti che ho cercato di raccontare con sincerità e leggerezza, evitando la retorica».