La Metafisica di De Chirico fra quotidianità e mistero nella Ferrara di un secolo fa

Il 24 maggio 1915 l'Italia entra in guerra. Giorgio de Chirico e il fratello Andrea, che il mondo della cultura conoscerà come Alberto Savinio, lasciano Parigi per arruolarsi nell'esercito a Firenze. A giugno vengono destinati al 27mo reggimento di fanteria a Ferrara. È dunque la vita che ha portato quello che consideriamo il più grande pittore del primo Novecento italiano a inventarsi una sensibilità nuova, non un gruppo o un movimento ma qualcosa che partendo dalla figurazione sarà in grado di lì a poco di influenzare una buona fetta dell'arte coeva. Sono passati dunque cento anni dall'arrivo di De Chirico a Ferrara; quale occasione migliore per celebrare l'evento con una grande rassegna sulla Metafisica. Circa 80 opere del Pictor Optimus, ma anche di Carrà, De Pisis, Morandi, Man Ray, Dalì, Magritte, Ernst nella grande mostra De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie che apre oggi al Palazzo dei Diamanti fino al 28 febbraio, per poi trasferirsi alla Staatsgalerie di Stoccarda, curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos.Usare il termine avanguardia quando si parla di metafisica può apparire improprio. La critica le ha spesso viste in opposizione, non giustificando il percorso a ritroso della pittura d'immagine all'interno della linea evoluzionistico-darwiniana dell'arte. Rispetto alla lettura storicistica è più giusto considerare quella del moto pendolare, tra andate e ritorni: per questo nei primi due decenni del Novecento la pittura è ancora viva, persino in quella versione apparentemente antimoderna che rifiuta l'astrazione. Finiti i temi nostalgici legati a Torino e alla sua iconografia nicciana, scomparse le piazze e le lunghe ombre, De Chirico resta colpito dalla bellezza degli interni ferraresi, le antiche botteghe, le abitazioni, gli oggetti nelle vetrine, affascinato dall'enigma e dal mistero che si annida nella quotidianità quando questa diventa sogno, voglia di fuga. Presta il servizio militare di fronte al castello del Marchese d'Este e da quella visione nascono diverse tele, come il capolavoro I progetti della fanciulla, una particolare natura morta del 1915 piena di riferimenti al vissuto, in collezione al MoMA. Ferrara è anche occasione di incontri. Con il «marchesino pittore» Filippo De Pisis, il poeta Corrado Govoni e soprattutto Carlo Carrà: insieme sono ricoverati all'ospedale militare Villa del Seminario per malattie nervose, dove i pazienti sono incoraggiati alle attività creative. Mentre De Chirico mette a punto il nuovo corso, Carrà si allontana dal Futurismo. Sta nascendo una nuova era.Trampolino di lancio per la pittura Metafisica è la rivista Valori Plastici, edita tra 1918 e 1922 a Roma da Mario Broglio, e qui si ricomincia a parlare di pittura figurativa durante la temperie delle avanguardie. De Chirico è il solo artista del Novecento a tentare un rapporto originale con la storia e la tradizione. Proseguendo nel lungo cammino fino agli anni 70, avendo scoperto il meccanismo dell'autocitazione e del remake del proprio repertorio di maggior successo, De Chirico finisce per diventare, senza saperlo, il primo pittore postmoderno in clamoroso anticipo. E già negli anni metafisici intuisce, ad esempio, il motivo del quadro nel quadro, saltando qualsiasi concatenazione logica nel mettere insieme cose e immagini diverse. La mostra di Ferrara non si limita a presentare i capolavori di un breve quanto fertile periodo, ma ne studia le influenze su altri ambiti figurativi dell'epoca. A cominciare da quella più ovvia in direzione del Surrealismo con il motivo ritornante dell'occhio tagliato, icona nel cinema di Buñuel e Dalì. Esonda anche verso la Germania, con la Nuova Oggettività di Grosz, persino in Francia con il purismo di Ozenfant e Le Corbusier. Cruciale dunque il ruolo della Metafisica e di De Chirico all'inizio del XX secolo, in una sorta di staffetta con il Futurismo che sembra stemperare le tensioni in occasione dell'entrata in guerra. Segno che l'arte italiana primeggia ancora nel mondo, ben lontana dalla sua decadenza.