"La mia Sigma Force ora combatte l'Intelligenza artificiale"

Lo scrittore da 20 milioni di copie racconta il nuovo thriller «Il segreto dell'inquisitore»

Dalle streghe ai pericoli dell'intelligenza artificiale. A trovare il collegamento tra quattro secoli di storia è uno dei maghi della letteratura d'avventura globale: lo scrittore James Rollins, oltre 20 milioni di copie vendute in 40 lingue, Chicago, classe 1961, che arriva oggi a Milano al Wired Next Fest (Giardini Indro Montanelli, ore 15.30) per presentare Il segreto dell'Inquisitore (Nord, trad. di Paolo Falcone, pagg. 474, euro 18,60). Al centro di una storia che parte nel 1611 e arriva ai giorni nostri ci sono un Libro segreto, una reliquia molto speciale, fatta di una sottile pelle artificiale e ossa metalliche e uno dei team anticrimine più famosi della storia dei bestseller seriali, i Sigma Force, nati dalla fantasia di Rollins quindici volumi fa.

Come le è venuta questa idea di mescolare streghe e futuro prossimo?

«Nel periodo dell'Inquisizione oltre 60mila donne considerate streghe sono state perseguitate, torturate e uccise in Europa. Nel 1487 due domenicani tedeschi pubblicarono il Malleus Maleficarum: si tratta di un vero e proprio manuale su come riconoscere le streghe e ucciderle, che si sarebbe perso nella storia se Gutenberg non avesse inventato la stampa. È diventato uno dei primi libri a essere prodotto in massa, il primo esempio di come una nuova tecnologia possa moltiplicare il male invece di divulgare la conoscenza. Con internet è successa la stessa cosa: si sono diffuse forme moderne di persecuzione. Ho voluto allora immaginare che cosa succederà quando dovremo condividere il pianeta con l'Intelligenza artificiale. Stephen Hawking e Elon Musk ci avvertono che potrebbe rivelarsi un disastro».

Il suo thriller invece che cosa predice?

«È un avvertimento su ciò che potrebbe accadere: ho parlato con circa 22 ricercatori che lavorano sull'Ia e tutti mi hanno detto che è in atto una corsa per arrivare primi a sviluppare una intelligenza consapevole di sé. Il rischio è che si saltino dei passaggi e le scorciatoie producano aberrazioni: l'Ia sarà egoista e, nell'esigenza di sopravvivere, ci vedrà come una minaccia, in competizione per accaparrarsi le stesse risorse».

Meno male che ci sono i Sigma Force.

«Ho una formazione medica, sono un veterinario, ma ho sempre amato i racconti di avventura. Così ho deciso di inventare questo gruppo di scienziati che sono stati anche militari, cacciati e poi reclutati nuovamente per competenza. Sono una divisione segreta del dipartimento della Difesa americano, inclusi nella Darpa: scienziati con la pistola, come mi piace chiamarli. Convivo con loro da sedici anni e a volte mi aspetto di vedermeli sbucare sotto casa».

C'è qualche istituzione che assomiglia loro nella realtà o dovremmo crearla?

«Ho visitato il loro quartier generale, lo Smithsonian Castle, ma non li ho trovati. Invece dovrebbero esistere, perché, visti gli sviluppi tecnologici, un team che si occupa di affrontare le minacce di scienza e tecnologia sarebbe utile».

Come scrittore di thriller scientifici è stato in luoghi segreti del mondo?

«Ho visitato diversi posti ai quali le persone non hanno accesso: laboratori di ricerche in fisica a Chicago, una decina di basi militari in Irak e Kuwait, luoghi in cui sono in azione i war dogs, cani speciali usati in missione. Essere un autore di bestseller mi apre diverse porte: dopo la tragedia dello Shuttle ho chiamato la Nasa per chiarimenti e dopo poco ho ricevuto il manuale operativo delle navicelle spaziali. Ora saprei guidare uno Shuttle».

Lei è un autore da milioni di copie: c'è un errore da non fare quando si vogliono tenere a bordo i lettori per quindici anni?

«I lettori hanno un naso grosso così: fiutano subito se quando l'autore ha scritto un romanzo si è annoiato. Le informazioni vanno nei saggi, nei romanzi bisogna dare emozioni. L'errore è scrivere senza passione e inseguire i fenomeni del mercato».