Micaela, talento senza scorciatoie

La cantante calabrese: «Sono una delle poche che vuole restare qui»

Angela Lonardo

«Sono una delle poche che vuole rimanere in Italia». Nonostante sia reduce da un tour di successo negli Stati Uniti e sia attualmente impegnata con un nuovo progetto discografico prodotto a New York, Micaela Foti desidera continuare a fare musica nel suo Paese. Ventitré anni, origini calabresi, Micaela è cresciuta con la radio sempre accesa. «Sono nata cantando, la musica è sempre stata presente nella mia vita» dice la cantante reggina, che fin da bambina sapeva cosa avrebbe fatto da grande. Lo ha capito quando si è accorta di trovarsi perfettamente a suo agio in palcoscenico.

Ha undici anni quando è inaspettatamente catapultata tra i piccoli prodigi di Ti lascio una canzone («È stata una bella scuola»). Grazie al programma della Clerici va in porto una collaborazione con Gatto Panceri, che per lei scrive Da sola sì («Una canzone leggera ma interessante, adatta per i miei quindici anni»). Ma è Fuoco e cenere il brano che la fa conoscere nel 2011 al grande pubblico, cantato al Festival di Sanremo, a cui è arrivata dopo le selezioni televisive di Domenica in. L'emozione di quei momenti è ancora viva: «Venivo dalla tv, ma Sanremo è tutta un'altra storia. Le gambe mi tremavano, mi mancava il respiro». Micaela si classifica seconda nella categoria Sanremo Giovani e prima al televoto. Oggi i talent non le interessano, li considera «una bella vetrina», ma per gli altri. Lei ha scelto un percorso diverso, senza scorciatoie per la notorietà, lungo il quale ha incontrato pure Kekko Silvestre, che le ha regalato Splendida Stupida, e Tony Bennett, che l'ha scelta per 24 hours plays. Soprattutto, il suo è un percorso la cui parola chiave è contaminazione: «Fondo il pop con altri generi per divertirmi e divertire».