Michael Jackson, Leaving Neverland: il regista risponde alle accuse di falso

I gestori del patrimonio di Michael Jackson bollano come bugiardi i testimoni in "Leaving Neverland": ecco come ribatte il regista del documentario

In attesa della messa in onda anche in Italia di “Leaving Neverland”, l'Estate del cantante - ovvero la società che si occupa della gestione del patrimonio del compianto Michael Jackson - fa un nuovo affondo al documentario, in cui due uomini accusano la popstar di averli violentati quando erano bambini.

Secondo i tenutari del patrimonio del re del pop, i due protagonisti - Wade Robson e James Safechuck - sarebbero a caccia di un risarcimento in denaro. A questo attacco ha risposto il regista del film Dan Reed, secondo cui l’argomentazione farebbe acqua da tutte le parti.

Come riporta Nme, Reed ha ribattuto alle critiche fatte a Robson, in particolare da parte dei fan di Jacko: il giovane ha infatti testimoniato nel 2004 in una causa di violenze e molestie sessuali di Jackson ai danni di altri bambini, affermando che la popstar fosse innocente. Ora è invece uno dei due accusatori del defunto artista.

Reed sottolinea come nel suo film Robson sostenga di aver mentito nel 2004, perché amava Jackson e non sopportava l’idea di vederlo finire in galera. Tra l’altro pare che per l’uomo, in quel momento, dire la verità fosse fuori questione, dato che non aveva raccontato nulla della propria vicenda personale neppure alla madre. Secondo il regista, o Robson ha mentito in passato o lo sta facendo adesso: non può essere stato bugiardo in entrambe le occasioni.

La cosa più straordinaria in tutto questo - ha commentato Dan Reed - è che nessuno neghi che Jackson portasse ragazzini nel suo letto, notte dopo notte, per molti, molti anni. Che cosa pensavano la sua famiglia e i soci in affari di ciò che faceva con questi ragazzini dietro una porta chiusa a chiave? Credevano davvero che fosse un bambino nel corpo di un uomo e, quindi, in qualche modo aveva bisogno di dormire con i ragazzini? Non ha senso, se ci si pensa per più di un secondo”.

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