L'Oscar al film "A green book". "Roma" il miglior film straniero

Vince Green Book agli Oscar 2019 il premio di miglior film dell'anno. Quattro statuette a "Bohemian Rhapsody". "Roma" è miglior film straniero, regia e fotografia

Finale a sorpresa alla 91esima edizione degli Oscar del cinema con la statuetta a Green Book come miglior film e a Olivia Colman, attrice protagonista di La Favorita (guarda il video). La cerimonia al Dolby Theatre si è aperta con i Queen sulle note di We will rock you e We are the champions cantate da Adam Lambert mentre una gigantografia di Freddy Mercury ha reso omaggio al frontman scomparso, protagonista, col volto di Rami Malek, di uno dei film in gara, Bohemian Rhapsody. E proprio Malek si è portato a casa la statuetta come miglior attore: è il primo arabo americano della storia degli Oscar. La pellicola dedicata ai Queen ha vinto quattro Oscar ma il regista, Bryan Singer, accusato di abusi sessuali e licenziato, è stato volutamente ignorato.

Mahershala Ali è stato premiato come miglior attore non protagonista per la sua performance in Green Book e ha dedicato la vittoria al personaggio dal lui interpretato, Shirley, che ha sfidato la segregazione razziale nell'America degli anni Sessanta. Per Mahershala Ali è la seconda statuetta come attore non protagonista dopo la vittoria con Moonlight nel 2017, record per un afroamericano. Green Book ha trionfato anche per la miglior sceneggiatura originale.

Il favorito Roma del regista messicano Alfono Cuaròn si è aggiudicato tre statuette: per la miglior regia, la miglior fotografia e come miglior film straniero. Anche la favorita Glenn Close, protagonista di The Wife ha dovuto cedere il passo a Olivia Colman come migliore attrice per l'interpretazione della regina Anna nella commedia noir La favorita. "È così esilarante. Ho vinto l'Oscar", ha esultato la Colman. Regina King è stata incoronata migliore attrice non protagonista per il suo ruolo nel film Se la strada potesse parlare mentre Ruth Carter è stata la prima afro americana premiata per i costumi di Black Panther.

Dopo cinque nomination, è stato tributato il primo Oscar a Spike Lee, per la miglior sceneggiatura non originale con BlaKkKlansman. "Le elezioni del 2020 sono dietro l'angolo. Mobilitiamoci", ha esortato Spike Lee. La fumettista Sara Pichelli ha fatto vincere Italia con Spider-man, miglior film d'animazione. A star is born, diretto e interpretato da Bradley Cooper con Lady Gaga non ha rotto l'incantesimo. Con nove nomination si è aggiudicato una sola statuetta, quella per la migliore canzone originale, Shallow di Lady Gaga che ha sfoggiato il famoso diamante giallo da 128,54 carati indossato da Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany. Quello di Bradley Cooper è l'ultimo remake di A star is born. Il primo è del 1937, il secondo con Judy Garland è del 1954 e il terzo, con Barbara Streisand, e del 1976. Tutte le versioni hanno fatto incetta di nomination ma non hanno mai vinto l'Oscar, tranne che la Streisand per la miglior canzone originale Evergreen proprio come Lady Gaga con Shallow.

Commenti
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LEGIONECRISTIANA

Lun, 25/02/2019 - 09:40

Siccome ha vinto un film sul razzismo, nell'articolo si parla di tutto tranne del film che ha vinto. Complimenti.

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Memphis35

Lun, 25/02/2019 - 10:18

#LEGIONEISLAMICA - 09:40 Di film politically correct ce ne hanno già somministrato a iosa. A partire dai temi sulla gayezza di cui capostipite fu Brokeback mountain... Penso che sia ora di dedicarsi un po'alla scorrettezza. Non fosse altro per evitare il suicidio per tedio. Ben venga dunque la presentazione "neutra" dei prevedibili risultati di questa kermesse in diretta e spietata concorrenza con quella sanremese. A sponsorizzare i buoni sentimenti basti e avanzi tu.

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salrandazzo

Lun, 25/02/2019 - 11:33

@Memphis35, non sarebbe male un resoconto neutro. Lo so, lo so, è come chiedere la luna. Comunque ancora non ho visto il film, quindi non so quanto possa essere politically correct. Il fatto è che alcuni fenomeni ESISTONO, e quindi sarebbe quasi normale parlarne. Esistono neri ricchi con autisti bianchi, e sono esistiti posti e tempi in cui i neri non venivano ospitati negli stessi alberghi dei bianchi. Perché parlarne? La domanda è: perché non se ne dovrebbe parlare?

valerie1972

Lun, 25/02/2019 - 12:17

@salrandazzo, la domanda è: perché chiedersi se parlarne o meno se tanto si parla solo di quello? La maggior parte dei film al cinema o in tv sono (a tendenziosità univoca) su neri, minoranze, migranti, women empowerment, gay e transessuali, madri surrogate, presidenti americani schifosi e stampa progressista che salva il mondo. Manca solo l'attivista all'uscita del cinema che chieda allo spettatore se ha capito cosa DEVE pensare per non finire appeso a Piazzale Loreto.

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LEGIONECRISTIANA

Lun, 25/02/2019 - 13:05

Si tratta dello spaccato di un preciso momento storico dell'America, una testimonianza con tematiche anche complesse e mutuate da un processo semiologico di grande respiro. Il razzismo è solo una componente di un discorso assai più vasto. Probabilmente persone come il signor Memphys non riusciranno a fare troppe distinzioni semantiche e lessicali, ma questo non toglie che l'articolo sia fazioso. Magari lo ha scritto proprio Memphys!

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salrandazzo

Lun, 25/02/2019 - 13:18

@valerie1972, posso capire che gli spettacoli di oggi possano urtare la sua sensibilità, nonostante la sua relativamente giovane età (se il nick non mente). Si figuri che effetto possa fare a me che son nato 20 anni prima di lei... Tutto sta a vedere se l'intrattenimento debba avere una funzione etica o essere semplicemente lo specchio dei tempi. Io direi un po' e un po'. Certo, quando uno scrive un libnro o un soggetto per il cinema o la tv, se è "sincero" dà sfogo a quel che ha dentro, alle propria storia, a quel che ha colpito la sua fantasia. Il che magari porta a una tendenza moraleggiante, quel che voi chiamate "politically correct". Ma poi ci sono le major, e quelle guardano al soldo. La domanda che si fanno è: "piacerà?". Se la risposta è SI, allora passa. Se la risposta è NO, allora vadano a cercarsi qualche produttore indipendente. Lasciamo perdere i complotti pluto-massonico-giudaici. Business is business, questo conta oggi.

valerie1972

Lun, 25/02/2019 - 14:17

@salrandazzi Mi sembra tutto sommato un'accettabile descrizione dello stato attuale, quanto poi uno voglia vederci di ottimo o di deteriore dipende dalle proprie riflessioni. Trovo solo un po' fuori luogo il riferimento alle teorie del complotto; la mia formazione dall'adolescenza (parlo quindi di un buon trentennio) è stata atea, marxista e radical-femminista 'militante'; se ho preso le distanze è per cose che conosco bene, non per sentito dire da predicatori di terz'ordine.

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babbeipersempre

Lun, 25/02/2019 - 14:53

valerie1972 in effetti ci vorrebbe un bel film sulla ruota quadrata (inventata ben prima della ruota rotonda), che se ne sbatta di tutto quello che e' avvenuto dopo e fino ad oggi, in modo da non urtare il tuo piccolo cervellino spaventato dalla realtà. lo propongo per il prossimo anno, ammesso tu riesca a sopravvivere all'arrivo del 5G, una diavoleria che aumentera' la possibilita' di sapere cosa esiste oltre il tuo marcio orticello. resisti! ahahahaha

Maver

Lun, 25/02/2019 - 18:08

E già, @salrandazzo, come riusciamo ad essere obiettivi , distaccati e liberali quando la materia non ci tange minimamente, vero? O ancora meglio: in presenza di un nostro implicito assenso o ad una sfacciata resa; al Business is business, nella fattispecie e, in forza di questo caterpillar finanziario, a tutte le rivoluzioni sociali che gli garbano (e che molto probabilmente ci garbano). Quante possibili variabili sotto le più innocenti finzioni di obiettività.