«Il mio elisir di giovinezza? Sorridere e non fare diete»

Barbara D'Urso soddisfatta dei risultati della sua "Domenica Live": "La molla del successo è mettersi dalla parte della gente comune"

«Ma io sono una come tutte le altre! Cosa pensa? Che la sera io m'infili il tacco dodici, pigli la borsa di Prada, e me ne vada al restaurant di lusso? Macché: io m'infilo tuta, scarpe da ginnastica, e corro al supermercato prima che chiuda!». E per quanto risulti arduo immaginarsela a ciabattare fra detersivi e surgelati, non c'è dubbio che la chiave della popolarità di Barbara d'Urso, alla guida di Domenica Live (ereditata in corsa in autunno) e di Pomeriggio 5, stia tutta qui. Nel «sembrare» una come tutte le altre.

«A volte mi chiedono: ma lei è un'attrice, una conduttrice o una giornalista?... Beh – sintetizza lei che adora tutti e tre i mestieri, ma soprattutto il secondo - io sono soprattutto una portavoce della gente comune. Una che fa le domande che farebbe il telespettatore qualsiasi; che illustra i suoi stessi problemi, che espone le sue stesse speranze...»

Forse è questa la molla del successo dei suoi programmi? Domenica scorsa la parte finale del programma (quella che va meglio), ha sfiorato il 17% di share (16.6%). «Pomeriggio 5» viaggia attorno al 15 per cento di media. Entrambi hanno concorrenti fortissimi come «Domenica In» e «La vita in diretta...»
«Stare dalla parte della gente è la molla del successo di qualsiasi programma autenticamente popolare. Rispecchiare la vita che ci gira attorno, con la gente che ci vive dentro».

E quindi, come fa nella seconda parte del programma domenicale, aumentare sempre più lo spazio dedicato alla politica?
«Certo: perché la politica fa sempre più parte della vita della gente! Così, ad esempio, io ospito il padre di tre figli cui hanno tolto lavoro e pensione, o l'imprenditore che s'è incatenato ai cancelli della fabbrica che vogliono chiudergli, li porto davanti al politico, e chiedo al politico quello che chiunque gli chiederebbe da casa: “Fate presto, a darvi da fare, perché la gente s'è stufata d'aspettare!”».

E' per lo stesso motivo che da' così spesso la parola al pubblico in studio?
«Perché quello è pubblico-pubblico, non figuranti preparati prima. Vengono per assistere al programma, si trovano politici d'alto livello a due metri di distanza... e fanno loro domande, in tutta spontaneità».

E' forse proprio questo suo stile diretto, magari ruspante, ad attirarle la diffidenza dei più titolati giornalisti politici?
«Oh: io vengo attaccata da tutti, continuamente. Ma me ne sto buona e zitta, perché so incassare. Certo: se poi qualcuno esagera, allora si becca la querela. Senza però che il pubblico ne sappia niente. E poi secondo me non esiste il giornalista politico o il giornalista di spettacolo: esiste il giornalista, punto. E coi giornalisti di Videonews, la testata Mediaset con cui lavoro sia su Domenica live che per Pomeriggio cinque, il mio rapporto è da sempre meraviglioso».

La famosa intervista a Berlusconi sollevò un mare di critiche, le si imputò di essere troppo accomodante...
«Solo da parte di chi non tenne conto che, prima di Berlusconi, io avevo intervistato nella stessa forma e con lo stesso stile anche Renzi, Veltroni, Casini, Pannella, Brunetta, Franceschini, Letta... e tanti altri».

E Massimo Giletti, che le mosse in proposito degli appunti, l'ha più sentito?
«No. Ma Giletti è un caro ragazzo».

Questo suo stile schietto funziona al punto che ha messo mano al suo quarto libro in due anni, visto il successo degli altri. Titolo: «Ecco come faccio». Anche questo suggerito dalle domande della gente?
«Precisamente. Tutti mi chiedono: “Ma come fai a stare sempre in forma e soprattutto piena di energia?”, “Come fai ad apparire sempre al meglio?”. E allora: Ecco come faccio. Ci ho messo dentro tutti i miei piccoli segreti, ma spiegati così, alla buona, come si farebbe fra amiche. Mentre la precisazione scientifica l'ho lasciata al professor Nicola Sorrentino».

Qualche esempio?
«La mattina cerco di alzarmi sorridendo. Faccio subito dieci respiri profondi a bocca aperta, per ossigenare il sangue; quindi eseguo il “saluto al sole”, che è una pratica yoga elementare ma efficacissima. E poi tante, tante cose... bevo continuamente, mi affido all'omeopatia (ma non come fosse una religione: quand'è meglio mi servo della medicina tradizionale), e detesto le diete. La dieta non dev'essere un martirio. Ma il piacere di mangiare sano, senza eroismi controproducenti. Ad esempio: quanti sanno che è più salutare un piatto di penne all'arrabbiata che un tramezzino farcito con burro e prosciutto? Beh: glielo spiego io».