«Il mio jazz è figlio di tanta musica E di mio padre»

Antonio Lodetti

Donny McCaslin, 52 anni, sassofonista jazz che ama superare le barriere stilistiche e di genere, è uno dei più importanti artefici della new wave jazz e suonerà martedì prossimo, 23 luglio, al festival «Fano Jazz by the Sea», con il tastierista Jason Lindner, il bassista Tymothy Lefebvre, il chitarrista Jeff Taylor e il batterista Zach Danzinger. McCaslin ha vissuto un momento di grande celebrità - al di là del jazz - suonando (con Lindner e Lefebvre) nell'album Blackstar che fu il canto del cigno di David Bowie.

Che cosa ricorda dell'incisione di Blackstar?

«Fu un'esperienza magica, che mi ha trasformato dall'interno e so che quel qualcosa me lo porterò dietro per il resto della mia vita».

Com'era Bowie alla fine?

«Era un uomo non comune e un artista visionario, lo è rimasto fino alla morte. Non aveva paura di niente, era allegro ed era uno spirito generoso. La sua scomparsa è una grande perdita per tutti noi».

Ci racconta le sue radici musicali e come ha cominciato?

«Sono cresciuto in California, a Santa Cruz, e mio padre era un musicista jazz. Seguivo la sua band una volta la settimana ascoltando tutti quei classici della canzone americana, il jazz latino alla Cal Tjader e anche il rhythm'n'blues. Quando entrai nella band del liceo suonavamo prevalentemente musica di Duke Ellington, ma io lavoravo anche in una band di salsa. Ma sono cresciuto assorbendo come una spugna un po' di tutto, persino il reggae».

E per quanto riguarda il jazz in senso stretto?

«Lavorai con la band del grande bassista Paul Jackson. Poi le mie influenze divennero talmente tante che è impossibile raccontarle tutte. John Coltrane è stato il mio eroe principale e Sonny Rollins ha cambiato completamente la mia visione musicale, così come Wayne Shorter. Poi mi sono concentrato su musicisti più moderni, come Michael Brecker, Joe Henderson, Jan Garbarek».

Lei ha sostituito proprio Brecker negli Steps Ahead: che esperienza è stata?

«È stata una grande opportunità per me per maturare e personalizzate il mio stile. Amo la musica di Michael, che è un'icona, e ho cercato di onorarlo cercando di seguire la mia strada e di non imitarlo».

Come si definisce?

«Un artista progressive serio, che non ha paura di guardare avanti».

Che cos'è il jazz per lei?

«Autoespressività, collaborazione e libertà».

Nuovi progetti?

«È appena uscito il video del brano Head of Mine insieme a Gail Anne Dorsey e sto scrivendo il materiale per l'album che uscirà in autunno».