"Il moderno terrorismo? È figlio dei teorici russi che volevano morto lo Zar"

In «Il dovere di uccidere» lo storico analizza la nascita del mito dell'omicidio politico «giusto»

Il terrorismo è uno dei peggiori flagelli del XXI secolo, soprattutto nella declinazione religiosa che caratterizza l'islamismo radicale. Ma quali sono le radici storiche del terrorismo? È il tema su cui riflette Vittorio Strada, studioso di cultura e letteratura russa, nel suo nuovo saggio: Il dovere di uccidere (Marsilio, pagg. 204, euro 16). Strada dimostra che il terrorismo moderno ha trovato nella Russia degli zar e poi nella rivoluzione bolscevica una fecondissima incubatrice. Questo terrorismo nato all'ombra del regime degli Zar e prosperato nella Rivoluzione d'ottobre ha poi segnato la storia di tutto l'Occidente. E non solo dell'Occidente. Come scrive Strada, il terrorismo occidentale ha avuto particolare sviluppo nella Russia della seconda metà del XIX secolo e dell'inizio del XX, animato da una religiosità sui generis che gli veniva dall'utopia socialista e comunista.

Professor Strada, perché proprio in Russia?

«Il terrorismo in Russia non è dovuto a un particolare ribellismo locale, ma a una particolare situazione storica. L'arretratezza generale, il permanere di una autocrazia assoluta restia a ogni riforma di tipo istituzionale, la pressione di enormi masse contadine (servitù della gleba), tutto ciò preparò il terreno della rivolta. Quando a questo si sommarono le idee socialiste provenienti da Occidente la situazione esplose».

Il modello del Terrore della rivoluzione francese ha un suo ruolo, nella nascita di questo terrorismo contemporaneo?

«L'influsso delle idee e delle azioni della Rivoluzione in Francia, in particolare durante il Terrore, fu decisivo e portò a un tipo di rivoluzionarismo nuovo che mirava a un utopistico rinnovamento della società. Quanto ai mezzi dispiegati in Russia, furono più spietati di quelli francesi, anche a livello teorico. Ma questo forse fa parte della natura russa...».

C'è un teorico del terrorismo, Sergej Necaev, segretamente molto ammirato da Lenin, che è forse colui che ha portato ai massimi livelli il culto per l'atto violento...

«Necaev fu l'anima nera del movimento terroristico e costituisce ancora oggi per vari aspetti un enigma. Demonizzarlo però non ha senso. Dostoevskij in sostanza nei Demoni parla di lui, ma lo stesso scrittore russo lo considerava un mistero».

Ecco, Dostoevskij lanciò in un certo senso l'allarme sul fatto che stava capitando qualcosa di radicalmente nuovo in Russia. Che stava nascendo una violenza nichilista diversa e pericolosa. Ma fu ignorato...

«Ciò che stava avvenendo in Russia attorno a Necaev era a tal punto sconcertante che sia i moderati, sia i progressisti ne restarono spiazzati. Furono in un certo senso vittime di quello che oggi chiameremmo politicamente corretto. Furono come paralizzati di fronte a quegli ideali rivoluzionari forieri di orrori e genocidi».

Necaev era comunque un teorico, ma con il 1905 cambiò tutto...

«Nei primi anni del Novecento il terrorismo in Russia ha assunto un carattere organizzato sempre più rigoroso e, soprattutto, è diventato un fenomeno di massa, legato alla lotta rivoluzionaria generale. Ormai siamo prossimi al passaggio dal terrorismo di base a quello che sarà il terrorismo di Stato comunista».

E come sono giunte in Occidente le spore del terrorismo sviluppato in Russia?

«È stato un passaggio ovvio e naturale dettato dalla comunanza ideologica. Semmai a essere stato diverso, nel terrorismo degli anni Settanta in Occidente, è il rapporto con le varie compagini statali. Gli Stati erano molto più organizzati e coinvolti in un gioco geopolitico globale».

Nel terrorismo sembrano sempre emergere archetipi religiosi, anche quando si tratta di un terrorismo formalmente laico, come quello comunista. Un esempio potrebbe essere il mito del martirio.

«È un problema più vasto di quanto non appaia e riguarda tutto il processo di secolarizzazione della società contemporanea in cui persino l'ateismo ha connotazioni religiose. Il totalitarismo è stato la forma più compiuta di questo fenomeno. Fra terrorismo e totalitarismo corre in Russia un collegamento che è stato particolarmente esiziale».

Quali sono le affinità e le divergenze fra questo terrorismo storico e il terrorismo islamico?

«Ancora una volta l'esperienza della Russia ha mostrato questa connessione fra terrorismo laico e non. È un tema complesso che tratto nell'introduzione del mio libro».

Dove Strada scrive: «Il terrorismo russo costituisce la preistoria del terrorismo presente e futuro. Coloro che si votarono alla morte gettando bombe rudimentali contro lo Zar hanno anticipato i terroristi suicidi che usano ordigni ben più sofisticati contro le folle occidentali».

Commenti

liennoz

Mer, 07/02/2018 - 12:55

Ammazzare zar è dovere di ogni uomo

agosvac

Mer, 07/02/2018 - 14:02

Non c'è dubbio che il terrorismo russo degli "amici" comunisti sia stato gravissimo come pure quello dei rivoluzionari all'epoca della rivoluzione francese. Ma il terrorismo ha origini molto più lontane. Forse il signor Strada( non è che sia parente di gino strada) dimentica il famoso e famigerato "vecchio della montagna" che nell'ormai lontano medio evo terrorizzò mezzo mondo con la sua setta degli " assassini", suoi accoliti che dopo l'assunzione di hashish( da cui il termine moderno di "assassini) andavano ad uccidere tutti coloro che erano considerati potenziali nemici nell'Islam di quel periodo.