Un Modigliani da record: vale 170 milioni

M ichelangelo era taccagno. Eppure, guadagnava bene: secondo le stime di Rab Hatfield, uno storico dell'arte americano, il patrimonio del genio del Rinascimento, al cambio attuale, ammontava a 50 di milioni di dollari. Raffaello, parimenti, era ricco. Leonardo un po' meno, forse perché non si considerava «dipintore da quattrini». Caravaggio fu povero. Modigliani morì poverissimo. Può dunque sembrare una sorta di paradosso, la notizia che Christie's New York ha battuto un Modigliani alla cifra di 170.4 milioni di dollari. Quasi record assoluto per un quadro. Più su, c'è Les femmes d'Alger di Picasso a 180 milioni. Scendendo, un trittico di Bacon a 142. In una sola serata, la casa d'aste ha venduto per 491 milioni di dollari. A spanne, 800 miliardi delle antiche lirette: una cifra che nella vecchia valuta fa spavento. Il mercato premia gli artisti morti e quelli vivi, più di quanto fecero nella storia i vari committenti, satrapi e mecenati. Se confrontiamo i pur consistenti averi di Michelangelo, alle prese con micragnosi Pontefici, e gli incassi di Damien Hirst, ci accorgiamo che non c'è partita. Ed è difficile spiegare perché le quotazioni dell'arte abbiano raggiunto cifre incredibili. Analizzando la serie di Modigliani dagli anni Novanta, ci accorgiamo che per tre decenni il valore ha oscillato in un range tra 1 e 20 milioni, a secondo dell'importanza del quadro. Nelle ultime due stagioni, i prezzi hanno subito un'impennata: una scultura in pietra battuta a 50 milioni di dollari nel 2014, un ritratto a 34 nel 2015. Il Nu couché della collezione Mattioli è certamente uno dei capolavori del pittore livornese, ma questa constatazione non basta. Il mercato dell'arte (solo le aste hanno fatturato 15 miliardi di dollari nel 2014, più 300% in un decennio) si è allargato con l'ingresso di paesi come Cina, Brasile, Russia, dove esistono patrimoni incalcolabili. Il fenomeno dell'internazionalizzazione ha prodotto un aumento delle quotazioni, soprattutto per quelle opere o per quegli artisti considerati icone, spendibili a qualsiasi latitudine. Non a caso, l'acquirente del Modigliani è Liu Yiqian, un eccentrico miliardario cinese che lo ha voluto per il proprio museo di Shanghai. Cosa però non secondaria, esiste un fenomeno speculativo nell'arte contemporanea che ha trainato l'arte moderna. Il ragionamento è semplice: pur puntando su «azioni» che potrebbero rivelarsi junk bond, cioè titoli spazzatura, l'art system si è inventato alcuni campioni di incassi. Se un'opera di Jeff Koons (la cui produzione è ancora in essere e potenzialmente illimitata, visto le tecniche usate) costa fino a 25 milioni di dollari, a ragion veduta quella di un artista storicizzato tipo Picasso ne deve valere 200. Non è certo che il sillogismo funzioni per gli old masters, poco acclimatabili in contesti non propri. Altrimenti dovremmo ipotizzare che un Caravaggio vale 500 milioni di dollari. Un ordine di grandezza fuori luogo per un manufatto d'arte, tanto da pensare che per certe opere valga l'idea di «valore inestimabile», non perché dal valore incalcolabile, più semplicemente per il loro dover essere fuori dal mercato.