MOG: vita e morte tra marmo e ferro

L'artista «supercontemporanea» prepara a Molveno un lago verticale

Emanuele Beluffi

L'avevamo vista lo scorso settembre a Favara con #Phlebas2060, un progetto corale a cura di Luca Lagash con Dario Lanfranca che rievocava in chiave contemporanea la storia del commerciante fenicio Phlebas, l'Odisseo senza Itaca della poesia In Death by Water di Thomas Eliot: naufragio, inabissamento e salvazione. L'acqua è un elemento che ritorna, nella produzione di Morgana Orsetta Ghini (MOG), scultrice classe 1978 di Roma: marmo e ferro sono i mezzi espressivi di una ricerca che parla della donna, della vita e della morte e mai come ora, quando il ruolo della donna è al centro del dibattito culturale, un'opera d'arte si fa supercontemporanea. A partire da febbraio troveremo MOG a Molveno con uno strepitoso progetto artistico, nato dalla sua esperienza siciliana: un lago in verticale. Il lago di Molveno è un lago naturale, diventato bacino idroelettrico . Un lago vuoto è una ferita che va curata e, come a Favara così a Molveno, la perdita (lo svuotamento del lago) è condizione di una rinascita (con l'immissione di «nuova » acqua). Una sfida artistica: come colmare l'immensità di un lago vuoto (di per sé immagine di straordinaria bellezza, ma anche simbolo di desolazione, malattia)? A partire dal riconoscimento che la forma del lago di Molveno ricorda quella del Satiro Danzante di Mazara del Vallo, MOG rovescia l'orizzontalità del lago con l'installazione di una scultura monumentale che si sviluppa in verticale, in ferro e acciaio lucido, che riflette tutto quanto v'è all'intorno. Risultato: dall'abisso del vuoto si spalanca la ri-nascita.